Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Lunedì, tanto per cambiare (tutto normale), ero a tenere un corso. Davanti a me una settantina di persone (tutto normale), argomento del giorno la leadership (tutto normale).

Ok, dunque, perché siamo qui a parlarne? Perché lunedì ho parlato di leadership, e in particolare di come un “capo” può diventare leader e di come un leader deve gestire i suoi collaboratori… e allora?! E allora di fronte a me c’erano sia i “capi” (tutti potenziali o esperti leader)… sia i loro collaboratori.
Talvolta mi è successo, tempi addietro, di parlare con imprenditori e manager di leadership; loro mi chiamavano per organizzare sessioni di formazione o di coaching su questo tema. Quando invitavo loro ad organizzare alcune se non la maggior parte delle sessioni… coinvolgendo anche i loro subordinati, lo stupore era evidente.
Un titolo, due significati… tciu gust is megl che uan (e poi dicono che la pubblicità si dimentica)! Oggi ti racconto dell’incontro con Pino Repetto di Edicolors, avvenuto un paio di giorni fa. Edicolors è una frizzante realtà specializzata nell’editoria per bambini (anche se sono svariate le “incursioni” vincenti anche in altri ambiti), finita di recente sugli scudi per un libro rivisitazione della Alice di Lewis Carrol, scritto da Erminia Dell’Oro (da cui è tratta l’immagine sotto).

Un’Alice così non l’avete mai vista, ci “dice” il libro in quarta di copertina… qui mi permetto di parlare dell’editore, altrettanto particolare. Che fra l’altro scoprirà di essere stato citato qui quando riceverà il link a questo post… perciò caro Pino, beccati questo!
Non ho le conoscenze specifiche per raccontarti quanto sia difficile oggi essere editori, con milioni di libri… che si contendono migliaia di lettori. Quello che si può notare in fretta è che la globalizzazione imperversa nell’editoria in modo pesante, con le piccole case editoriali fagocitate dalle più grandi… la solita storia “pesce grande mangia pesce piccolo” insomma.
Mannaggia, mannaggia e ancora mannaggia. Ti faccio una domanda: capita anche a te ogni tanto di pensare che certe persone sembrano appena atterrate da Marte? L’altro giorno sono stato co-protagonista di una gran bella discussione, oggetto la crisi e la perdita dei posti di lavoro.

Io che non sopporto “questa” politica, quella dei proclami demagogici, delle promesse mai mantenute, del servilismo ad ogni costo, del “facciamo finta di cambiare ma lasciamo tutto com’è”, mi rendo conto che la politica non è così potente, almeno non lo è quando si cambia scala.
Finché si tratta di aiutare qualcuno, eccola lì, la politica può fare molto. Ma quando si tratta di aiutare tutti, la politica può fare ben poco… e aggiungo spesso non gliene importa di fare qualcosa.
Quando chiacchiero con Giorgio mi viene sempre una gran voglia di fare ancora di più, ancora meglio. Ti starai chiedendo chi sia Giorgio… manco ne esistesse uno solo ah ah ah. Giorgio è il proprietario di un’azienda cosmetica che lavora in qualche decina di paesi nel mondo, Italia compresa. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare per lui e auspico che avremo occasione di collaborare ancora, in futuro.

In barba ai suoi sessant’anni “suonati”, ogni volta che chiacchieriamo di lavoro, di strategie, di obiettivi… mi sembra di essere più “vecchio” di lui, il che è tutto dire!
Soprattutto ciò che mi colpisce e insieme ci accomuna è l’entusiasmo, la voglia di mettercela sempre tutta, di non accontentarsi di essere banali, o di ottenere cose banali. Tutti e due lavoriamo per lasciare un segno in questo mondo. Per la verità lui lo ha già fatto.
Come promesso eccomi qui a parlarti di una componente essenziale per trasformare le parole in fatti e i fatti in risultati. Oggi ti parlerò di grinta. Riprendendo ancora una volta il concetto “questo non è un mondo per deboli!”.
Premetto che la grinta da sola rischia di somigliare più ad impulsività che a determinazione. Se parto di corsa perché sono grintoso ma non conosco i pericoli che si nascondono lungo il percorso, la grinta mi sarà servita soltanto a soccombere prima.

La grinta è un atteggiamento mentale che deve seguire alla competenza, all’esperienza, alla conoscenza. La conoscenza è nulla senza l’azione, come l’azione rischia di essere nulla senza la conoscenza. Conoscere e Agire sono le due ali dell’efficacia.
Dubito che mi leggerai oggi… tutto intento a merendare da qualche parte! Per la cronaca anche io mi accingo a farlo, dunque sarò un po’ più breve del solito… cosa che peraltro “ci” potrebbe anche piacere
Della serie “poco ma buono”, voglio sfruttare la ricorrenza di ieri per lanciare un proclama solenne… sei pronto, sei pronta? Ok, allora proclamo…

È passata una settimana dalle elezioni che come al solito hanno vinto tutti… e hanno perso tutti… certi fenomeni si comportano in modo davvero ridicolo. E poi si chiedono perché salga l’astensionismo… personalmente sono apolitico, ma bada, non lo dico con fierezza, sono più disperato che lieto! La verità è che la destra non è più la destra, che la sinistra non è più la sinistra, e che mi sto convincendo sempre di più che non servano delle coalizioni con i loro slogan, bensì servano degli arbitri con idee ed azioni precise.
Arbitri, sì. Per me un politico deve rendersi conto della situazione, dettare delle regole ispirate alla vita personale e professionale delle persone, e infine, cosa essenziale, fare in modo che queste regole vengano rispettate.