Domani è il gran giorno. Sono con un gruppo che ormai mi “sopporta” da tre anni (come trainer e come coach), ed è arrivato il momento di tenere la terza riunione strategica dell’azienda.

In che cosa consiste questa riunione? Semplice: l’azienda chiude al pubblico. Tutti, ma proprio tutti, proprietà, segretarie, magazziniere, addetto alle consegne, venditori, addirittura un paio di consulenti freelance… tutti insieme si lavora sul futuro.
Hai capito bene: nessuna analisi dei dati, nessun bilancio. Si pensa al futuro, si progetta il futuro. “cosa faremo?”: è questa la domanda guida. Tutti i partecipanti vengono ripartiti in gruppi, e vengono “rimescolati” esercizio dopo esercizio. L’obiettivo è che tutti lavorino con tutti, e che tutti lavorino su tutto.
Ho dedicato un paio di post alla leadership, e siccome un antico detto recita che non c’è due senza tre… ecco il tre! Voglio raccontarti una storia. Una storia recente, realmente accaduta. Una delle tante storie il cui lieto fine è stato decretato da un diverso modo di comunicare e di vedere l’interlocutore.

A gennaio 2010 venni chiamato da un piccolo imprenditore che mi disse di aver sentito parlare molto bene di me e mi chiedeva un intervento. Esordì dicendomi “le piacciono i casi disperati? Perché se non è così è inutile che lei perda tempo e che io investa denaro…” wow è mio! Pochi giorni dopo anziché al telefono eravamo uno di fronte all’altro, in una bella sala riunioni al primo piano del suo capannone. Fu lui a cominciare a darmi del tu, e fu un esordio cordiale… finché non cominciò a parlarmi del suo neo… ex direttore vendite. Neo perché assunto da pochi mesi, ex… perché a dire dell’imprenditore era semplicemente la persona sbagliata… e se era ancora lì era perché gli costava troppo mandarlo via!
La negatività con la quale quell’imprenditore mi parlava di una delle due figure più importanti della sua azienda (l’altro, il fratello, si occupava della produzione) era quasi imbarazzante, al punto tale che mi veniva voglia di difendere quel direttore vendite prima ancora di capire se fosse giusto farlo… Del resto per svolgere al meglio il mio lavoro ho dovuto imparare ad ascoltare con quattro orecchie: due per ciascuno degli interlocutori – contendenti!
Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Lunedì, tanto per cambiare (tutto normale), ero a tenere un corso. Davanti a me una settantina di persone (tutto normale), argomento del giorno la leadership (tutto normale).

Ok, dunque, perché siamo qui a parlarne? Perché lunedì ho parlato di leadership, e in particolare di come un “capo” può diventare leader e di come un leader deve gestire i suoi collaboratori… e allora?! E allora di fronte a me c’erano sia i “capi” (tutti potenziali o esperti leader)… sia i loro collaboratori.
Talvolta mi è successo, tempi addietro, di parlare con imprenditori e manager di leadership; loro mi chiamavano per organizzare sessioni di formazione o di coaching su questo tema. Quando invitavo loro ad organizzare alcune se non la maggior parte delle sessioni… coinvolgendo anche i loro subordinati, lo stupore era evidente.
Boom! Come vedi oggi ho tutta l’intenzione di esagerare. Per la verità è proprio il contrario; sai qual è il guaio? È che tutto questo parlare di umiltà e di modestia e di low profile si corre il rischio di dimenticare che ognuno di noi, ognuno di noi, nel suo piccolo, può davvero migliorare il mondo.

Il nostro esempio, ciò che facciamo o non facciamo, diciamo o non diciamo, è lì sotto gli occhi di tanti; tanti che possono essere famigliari, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro, clienti… fino ai perfetti sconosciuti che condividono con noi una strada o una sala di ristorante o una hall di hotel… e chi più ne ha… beato lui! Che spirito, intendevo chi più ne ha più ne metta, passami sta battutaccia va!
Insomma anche io con il mio piccolo blog invio messaggi, che ogni volta qualche decina di persone legge, anche se poi sono in pochi a commentare (ad oggi la statistica parla di un commento ogni 80 lettori, chissà se avete paura che io vi mangi… sarete poi così teneri e gustosi? Vi si taglia con un grissino? Non credo, non vogliatemene se continuo a preferirvi pane e Nutella!); e questi messaggi possono far sorridere, o far entusiasmare, o far riflettere… insomma perché no, possono influenzare.
Permetti? Oggi voglio parlarti un po’ di me, di me come professionista intendo. Accidenti, se non ti parlo un po’ di me sul mio blog…!!! Ciò premesso ti assicuro che soprattutto se sei un imprenditore o un manager leggere ciò che sto per scriverti ti tornerà utile, e ti farà bene.
Ho concluso il mio post precedente, dedicato all’efficacia, ricordando ai miei colleghi quanto sia importante focalizzarsi sui RISULTATI che i nostri “clienti” devono raggiungere. Oh, quasi sempre è per questo che ci ingaggiano! O almeno così dovrebbe essere.
Sempre nel post precedente ho lamentato che in certi comparti o in certe piccole imprese, ad espandere i danni fatti dalla crisi è la mancanza di formazione da parte di chi gestisce l’impresa.

In quest’ottica un consulente e/o coach e/o trainer dovrebbe (uso il condizionale) rivelarsi molto utile… purtroppo nella realtà non sempre è così.
Lo slogan che porterò in giro per tutto questo 2010 è “La parola d’ordine è EFFICACIA”. Questo perché o ci si focalizza, abilmente e rapidamente, sui risultati, o… ahi ahi ahi ahi ahi.
Sono Indiavolato. Furibondo. Imbestialito.
Uso termini così soft per ridurre la collera che mi sta agitando.
Vuoi sapere con chi ce l’ho? Con certi manager che di “manager” non hanno nemmeno una vocale.
In queste ore mi sono arrivati quattro o cinque messaggi ed altrettante telefonate di persone che hanno appena assistito ad un evento aziendale. E cosa mi dicono? “Lele, il prodotto c’è… è il valore delle persone che qui stanno disperdendo! Niente emozioni, niente condivisione… ormai lavoriamo perché rende o perché non troviamo alternative valide, ma lo spirito di squadra è scomparso, e manca a tutti, anche se in pochi hanno il coraggio di dirlo…”

Per me le persone non sono numeri. Non possono essere numeri. Grande Eataly quando ti chiede di metterti in fila senza fare furbate, e te lo dice con un cartello con su scritto “aiutateci a non trattarvi come un numero”.
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