Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Partendo dai grandi del management, Robert Dilts definisce la leadership “la capacità di influenzare le persone in vista del raggiungimento di un fine”; Tom Peters la definisce anche “un’opportunità straordinaria per controllare la propria vita”; per Jack Welch è “aiutare i collaboratori a crescere e ad avere successo” (toh, l’hai già letta? Eh sì, l’ho scelta e riportata all’inizio perché è una delle mie preferite). Per Napoleone “un capo è un commerciante di speranza”. Mi fermo qui perché ti trovi tutte le definizioni che vuoi con il tuo motore di ricerca preferito, sul web. Veniamo a noi.
Una volta “essere capi” significava essenzialmente impartire ordini; il capo era visto negativamente e gli si ubbidiva in primis per timore delle ripercussioni; oggi “essere leader” significa fare in modo che gli altri siano felici di fare ciò che gli si chiede, o almeno consapevoli che ciò che gli si chiede è giusto, utile, logico e motivante. Il leader fa sì che gli altri facciano volontariamente ciò che gli viene chiesto (non ordinato); anzi, addirittura punta a non dover chiedere che una cosa venga fatta, bensì che venga fatta perché parte di un progetto condiviso dove tutti sanno cosa occorre fare e lo fanno!
Oggi essere leader rende implicito l’esercizio di due funzioni: l’essere coach e l’essere trainer; la difficoltà del leader sta anzitutto qui: capire quando sia il caso di fare formazione e quando sia il caso di “essere formati”… chiarisco cosa intendo.
Un bravo leader deve tirare fuori il meglio dalle persone che coordina. Per riuscirci talvolta dovrà essere bravo ad ascoltare ed altre a parlare; dovrà capire non solo e non tanto perché una persona possa fare ciò che il leader chiede, bensì anche perché potrebbe non farlo. Gian Paolo Montali afferma che “un bravo coach deve far sentire ogni giocatore responsabile, grattando la patina di indifferenza che il più delle volte permea le cose e gli uomini”. Perciò il leader non può lamentarsi dell’apatia che talvolta soprattutto i giovani manifestano sul lavoro: quell’apatia è il lavoro del leader! E spetterà al leader capire quando sia il caso di portare il proprio esempio e quando di ignorarlo (perché potrebbe infastidire o spaventare il suo collaboratore); spetterà al leader capire quando sia il caso di fornire delle risposte e quando invece sia il caso di porre delle domande; spetterà al leader fare in modo che il collaboratore creda nel leader… come in se stesso.
Tutto questo diventa efficace se il leader parte da un presupposto imprescindibile, che ti giro come suggerimento: tratta la Persona che vuoi far crescere convincendoti che questi abbia Talento.
Se non ci credi rischi di fare in modo che non ci creda neanche lei, o che non ci creda abbastanza. Per dirla “cruda”, se non sei soddisfatto del tuo team, anziché “limitarti a lamentartene”, chiediti dove stai mancando come leader, ricordando e tenendo presente (perché non farne un bel quadro, incorniciarlo e posizionarlo in una parete?) un mio aforisma a me tanto caro: “Quando c’è spirito di gruppo è come se ci fosse una persona in più; quando non c’è spirito di gruppo è come se ci fosse una persona in meno.”