Sabato pomeriggio mi sono preso una pausa per guardarmi la penultima tappa del Giro d’Italia di ciclismo, una tappa decisiva, molto dura. Faceva impressione vedere quanta neve ci fosse sul Gavia, 2600 metri di altitudine… anche se ovviamente l’impressione più grande la facevano loro, i protagonisti.

Il giorno prima, nella tappa del mitico Mortirolo, Ivan Basso dopo 4 anni ha di nuovo indossato la maglia rosa. Dopo 4 anni e una brutta storia di doping. Dal 28 agosto 2006 al 28 agosto 2010, quanto meno curioso. Il doping ha massacrato questo sport come pochi altri. Icona di questo enorme problema è stata certamente la scomparsa del grande Marco Pantani.
Al solito c’è chi sceglie di fare di tutta l’erba un fascio, parlando del ciclismo come di uno sport marcio, punto. E al solito scelgo di dissociarmi da queste generalizzazioni. Nel ciclismo come in tanti altri sport e tante altre situazioni c’è il buono e il cattivo, il bello e il brutto.
Marco Pantani mi ha dato molto, moltissimo. Il mio ricordo di lui non è quello dell’overdose e della brutta fine in solitudine, in una stanza di hotel, solo. Solo, lui che entusiasmava milioni di persone.
Il mio ricordo di Marco è di una tappa terribile, sotto una pioggia incessante, con lui che scatta e poi si volta, per vedere se la maglia gialla del tour, Ulrich, lo seguisse. Non era così. Marco quel giorno ipotecò il tour, e l’accoppiata Giro d’Italia / Tour de France. E io lì a piangere, come l’anno prima.
L’anno prima… il 19 luglio 1997 Marco vinse una tappa memorabile sull’Alpe d’Huez. Una vittoria che cancellò in un attimo anni di incidenti, sofferenze, fatiche. La faccia di Marco in quell’arrivo, la sua grinta, la sua consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario, di aver preso a calcioni termini quali “sfortuna” e “destino”, mi diede una carica straordinaria. Un regalo che porto tutt’ora con me, che è parte di me.
Il giorno dopo sul quotidiano Il Tempo, sopra la foto del pirata, campeggiava il titolo “Tricolore sventola al tour”, quasi a dire che era una vittoria di tutti (come quando Caressa, commentatore di Sky, dopo la vittoria dell’Italia sulla Francia ai mondiali di calcio 2006, disse fra il resto “abbiamo vinto tutti stasera!”).
E a destra della foto un articolo di Nantas Salvalaggio, intitolato “Marco, è la riscossa degli sconfitti dalla vita”. Quella prima pagina è incorniciata e ben visibile nel mio studio. Ciò che sono oggi è merito di tanti fattori, fra i quali certamente inserisco anche quella vittoria di Marco, quella sua riscossa.
Ecco perché a mio avviso è in errore chi getta via tutto per qualche caso di doping, o chissà per quale altro motivo. Marco grazie. Dubito, come direbbero molti al mio posto adesso, che tu sia da qualche parte a vederti il giro. Per la verità non amo pormi domande alle quali è impossibile rispondere; preferisco dirti dove sei per me: sei nel mio cuore, e nella grinta che metto in campo ogni volta che occorre.
Torniamo ad oggi… i ciclisti sono appena transitati per il comune di Trepalle (la battuta la conoscerai, ti chiedono come si chiamano gli abitanti di Trepalle? … Fenomeni!); fra poco inizieranno le salite più dure, Gavia compreso. Ma quelle tre palle… caro Marco tu le avevi proprio, eri un vero fenomeno.
Grazie Marco, grazie per ciò che mi hai dato e continui a darmi.
LUCIA
8 giugno, 2010 alle 09:17
E’ VERO MARCO PANTANI NON ERA SOLO UN GRANDISSIMO DEL CICLISMO MA ERA ENORMISSIMO ED IMMENSISSIMO!!!
lelio lele canavero
8 giugno, 2010 alle 09:34
per Lucia
hai ragione. Marco è sempre con me. Ho litigato più per difendere lui che per difendere me stesso! La realtà è che non va difeso: semplicemente ognuno di noi dovrebbe imparare a giudicare meno le persone ed a prendere il meglio da ognuna di loro!