Pubblicato il 8 luglio, 2010

Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.

Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.

Forse è anche per questo mio ostinarmi a considerare l’umiltà come il carburante che rende vincente l’ambizione… questa mia convinzione che l’umiltà da sola non serva a niente… ecco, forse è per questo che non mi sento un buon padre.

Prima di studiare come funziona il cervello in fase evolutiva mi sentivo molto forte, perché contavo che il “mio” buon esempio avrebbe prodotto ottimi risultati. In verità sono moltitudini le testimonianze di famiglie con genitori modello e figli degenere o figli modello con genitori degenere.

Ogni situazione, ogni evento, ogni relazione, viene letta ed interpretata dalla mente considerando elementi ancora sconosciuti alla scienza. Così non è dato a sapere come e perché una mia azione venga incisa nella mente dei miei figli “così com’è” o “al contrario”.

Un figlio mi vede lavorare tanto, impegnarmi, appassionarmi a ciò che faccio? Non è detto che vorrà imitarmi e fare lo stesso, anzi! Potrebbe accadere l’opposto. Qualche anno fa ho redatto, insieme con la mia “tre quarti” (Cinzia la mamma dei miei due figli, quella che mi sopporta ndr) e miei due figli, una sorta di regolamento: “Undici regole per vivere bene”.

Coi miei figli abbiamo dibattuto delle problematiche più diffuse, tipo i capricci, i dispetti, le bugie… tutto è stato in qualche modo codificato, e questo regolamento è stato appeso nella loro cameretta come in un altro paio di posti. Devo dire che ha funzionato bene.

Ora però Stefano sta per compiere sedici anni. Il regolamento se lo stila non più solo tenendo conto delle sue e nostre idee, bensì anche di ciò che sente e vede in giro. La questione si è dunque complicata, e così come devo riconoscere che non mi sta creando chissà quali problemi, altrettanto mi ritrovo a vederlo diverso, a sconfessare certi valori cardine.

Ok, cerca la sua strada. Ok, alla sua età si tende a mettere tutto in discussione. Ok, tutto quello che vuoi. Adesso dimmi: devo stare qui a continuare con gli Ok o devo fare ciò che sto per fare, tentando in ogni modo di essergli utile?

Perciò ti chiedo, vi chiedo: che ne dite se proviamo a stilare un vademecum dell’adolescenza? Un libretto di istruzioni per essere genitori migliori in questa fase? Non importa che tu abbia esperienza o meno, che tu sia genitore o figli o entrambe le cose: il tuo parere qual è? Quali riflessioni scegli di proporci? Eccoci qui, pronti a riflettere insieme.

Permettimi di proporre un input, così per predicare e razzolare bene. Lo trovai sullo splendido libro “i sette pilastri del successo”, e mi dispiacque molto che l’autore fosse sconosciuto. Ecco l’input: “Ci sono soltanto due doni durevoli che possiamo fare ai nostri figli: uno è il dono delle radici, l’altro il dono delle ali.”.

Ecco, io vorrei essere utile ai miei figli affinché imparino a volare. Aspetto tue istruzioni per riuscirci al meglio..

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13 commenti.

  1. Roberta
    8 luglio, 2010 alle 19:24

    Caro Lelio ,mi trovo anch’io con un figlio di 16 anni. . .ciò che in me ha sempre creato dubbi è la consapevolezza che essendo io cresciuta da genitori stupendi ho constatato con la maturita’ che i miei fratelli (siamo in 9) nelle stesse dinamiche hanno percepito l’evento da un diverso punto di vista . . . quindi ?????
    Sai , ho aggirato l’ostacolo con mio figlio dicendogli : . Come madre ho il DOVERE di insegnarti la vita . . .come figlio hai il diritto di sbagliare , ora decidi Tu ??
    questo mi ha aiutato a mantenere un dialogo aperto , ma chiaro nei ruoli ; ho sempre pensato che un figlio non debba vedere in un genitore un amico . . .di amici ne può trovare tanti . . .genitori 2/1. . .
    P.S. che bello essere mamma !!!!

  2. Alberto
    8 luglio, 2010 alle 20:57

    O bella! Non sono Papà e quindi il mio parere può essere solo quello di un figlio che ci è passato da quell’età. Io l’ho vissuto come un periodo di scoperte, certo l’ambiente esterno condiziona molto. La competizione tra simili, il voler cercare di raggiungere un ruolo all’interno del gruppo. Si cerca di uniformarsi, di seguire la moda, le tendenze. Ciò che viene fatto da tutti deve essere per forza la cosa giusta!?. Sono passati degli anni dai miei sedici e oggi credo che la situazione sia ben differente. Mi sento però di esprimere un parere. Sebbene non ritengo che un genitore debba essere una chioccia, la sua presenza è fondamentale. Oggi chi ha figli o li vuole avere deve anche fare i conti con quanto tempo riesce a dedicargli. Io sono stato, insieme a mia sorella, fortunato. Bastava il lavoro di papa e la mamma ci cresceva. Rare sono le occasioni in cui siamo stati con le nonne e i nonni. Oggi mi chiedo quanti ne abbiano la possibilità. Senza nulla togliere al parentado, che magari non vede l’ora di contendersi i pargoli, mi chiedo se sia sufficiente il tempo che, per motivi vari, gli si riesce a dedicare. Io con mio padre avrei voluto passare più tempo.
    Oggi attribuiamo più facilmente valore a cose per le quali siamo disposti ad investire capitali del nostro tempo. Alle volte mi chiedo quale sia il ritorno di questi investimenti, una bella casa, una bella macchina, le ferie alle Maldive d’inverno, un televisore nuovo?
    Chiudo dicendo “EQUILIBRIO CI VUOLE CRIBBIO!” Questa l’ho rubata a lele!!!!!
    Un abbraccio a tutti i genitori!!!!
    Live simply
    Alberto

  3. Pier Marino
    9 luglio, 2010 alle 11:14

    Sono il papa di tre figli ,e una è in piena adolescenza ,da qualche parte avevo letto che quando si raggiunge questa fase della vita ti sembra di avere un estraneo in casa ,pensavo fosse un esagerazione ma in effetti è così .Le dinamiche cambiano completamente .Della mia adolescenza ho un ricordo drammatico ,non avevo regole ,potevo fare tutto quello che mi passava per la testa ma propio per questo mi sentivo perso ,solo con la sensazione che quello che facevo non interessasse nessuno tantomeno i miei genitori.Per questo sono convinto che qualsiasi divario ci possa essere con i nostri figli adolescenti ;hanno bisogno,anzi desiderano ,che gli stiamo accanto in questa fase impegnativa della vita .Si ma come?Come dici Lele penso si tratti veramente di lavorare ,duro lavoro,quando sono piccoli bastava che dicessimo loro cosa fare e ci davano ascolto.Ma ora che sono più grandi dobbiamo ragionare insieme ,parlare a fondo lasciare che usino la loro capacità di pensare .In poche parole si tratta di raggiungere il loro cuore.Occorre rispettare il loro desiderio di indipendenza nel contempo hanno bisogno di limiti imposti ,comunque non hanno esperienza di vita.Forse questo puo voler dire avere degli scontri ma credo che loro abbiano bisogno di capire che non sono loro che hanno le redini della famiglia e come diceva Roberta nel suo commento hanno bisogno non di amici ma genitori autorevoli.C’e un principio biblico nel libro di proverbi che dice:”Addestra il ragazzo secondo la via per lui;anche quando sarà invecchiato non se ne allontanerà”.Prov.22:6.
    Ovvio non possiamo proteggerli da tutto anzi credo fermamente che quando hanno un comportamento irresponsabile debbano pagare le conseguenze dei loro errori ;questo li preparerà a risolvere i loro problemi ,e insegnerà loro ad essere responsabili.Si tratta di educarli ai principi, quel di sistema di valori di cui parla Stephen Covey nel suo libro,lui dice:”un senso di equità,onestà ,rispetto,e contributo che trascende la cultura -qualcosa che non ha tempo,che trascende la storia ed è indiscutibile.”Si puo essere veramente un lavoro ,un grosso impegno ma non ci hanno chiesto di venire al mondo ,meritano tutta la nostra attenzione specializzata,ma penso ne valga la pena il mio sogno è un nuovo mondo con figli e persone educate a questo che formano una nuova e migliore società umana Cari saluti a tutti Pier

  4. Pier Marino
    9 luglio, 2010 alle 11:22

    Dimenticavo di dire una cosa importante .
    I nostri figli di sicuro guardano più a cio che siamo o a ciò che facciamo piuttosto che a quello che diciamo.Potrebbe sembrare scontato ma non lo è.
    Cari saluti

  5. tiziano
    9 luglio, 2010 alle 12:06

    non ti invidio per niente in questo momento, hai veramente un bel problemino tra le mani, forse il più grande che ti sia potuto capitare, ma come tu insegni, il bello sta proprio li per risolverli.
    il consiglio che sento di darti, è di lasciar vivere tuo figlio così come sta vivendo, te devi solo fargli presente che in casa sei tu il padre, che fuori è abbastanza grande per essere responsabile di qualsiasi azione che fa, che non ci sei tu a difenerlo, (come dal bimbo più grande che gli ruba il giochino al parco ecc), e che tu hai fatto il tutto per tutto per insegnargli a non sbagliare, e che non vuoi essere deluso da lui. qualsiasi cosa dici in questo momento la vede, sicuramente, come un contrasto che gli vuoi creare. lui ormai sta vivendo la fase di distacco dalla famiglia, con la nuova vita che sta vedendo, tutto nuovo, nuovi ideali da seguire, nuovi personaggi da imitare ecc. prima aveva solo te, eri il suo idolo, adesso sta facendo il confronto tra te e gli altri, appena troverà la sua nuova dimensione, sarai di nuovo il suo papà, l’idolo di sempre. è solo una fase di passaggio, da bambino ad adulto…in bocca al lupo lele hihihihi

  6. lino
    9 luglio, 2010 alle 12:58

    salve a tutti,
    sono Lino e sono padre di 3 bimbi, Daniele 5, Emanuele 2e mezzo e Alice di 1 anno.
    Diciamo che per il momento non ho di questi problemi sicuramente né ho di altri ma non di quesiti adolescenziali
    Non vivendo ancora il momento sinceramente non saprei dar consiglio, l’unica cosa certa che posso dire è che tutti i santissimi giorni mi chiedo sé sto facendo un buon lavoro oppure no, mi chiedo se’ il metodo usato è quello giusto o no e mi chiedo se’ riesco a trasmettere i valori a cui io credo.
    Per il momento l’unica “magra consolazione” e che quando Daniele va solo a casa di qualche parente sii comporta in modo esemplare.
    Ciao a tutti.

  7. cristina
    9 luglio, 2010 alle 21:42

    io sono d’accordo con un libro (i bambini vengono dal cielo) non sono nostri parlo da mamma possessiva mia figlia ha 14 anni innamorate del papà! io discuto tantissimo tenendo conto della loro tempesta ormonale!! i maschi sono in sfida con il papà ed è normale vogliono staccarsi e noi abbiamo paura di perderli!!!! l’ esempio vale più ke le parole…sono attenti osservatori…giudici severi…ma se non si trasgredisce come fanno imparare le regole!!l io sn d accordo xlasciarli volare…x noi genitori osservare ….commentare…accettare…senza mai farli sentire soli… esserci sempre…e smettere di dirle TE L”AVEVO DETTO” ci vuole FORZA CUORE ….E UN Pò DI C….e non troppi soldi in tasca….DIMENTICAVO ciao lele

  8. lelio lele canavero
    12 luglio, 2010 alle 09:56

    ma guardatevi qui!!! E’ un piacere leggervi… come mi piace questa comunione di intenti, questo scambio di input… oh guardate che mi abituo eh?! Grazie a tutti :-)

  9. angela
    14 luglio, 2010 alle 01:24

    ….caro lele, a sedici anni ho messo in discussione tutto quello che mi dicevano i miei genitori, anche quello che non mi dicevano. I valori, la famiglia, le regole, la disciplina, la libertà non concessa…tutto quello che loro volevano, io facevo l’esatto opposto.
    A sedici anni, credevo di non vedere niente ,i loro sacrifici, le loro paure, le loro sfide…..a che bello pensare di essere ciechi in quegl’anni. Ma a trenta, ti ritrovi a vedere tutto quello che ti hanno dato, le radici e le ali. lelee!!!!!!!!!! prova per un momento a chiudere gli occhi, vai nella tua time-line del passato……e ritorna ragazzino, so che ci riesci bene!!!!! quante ne combinavi????? UN BACIO con affetto in bocca alla rana

  10. lelio lele canavero
    15 luglio, 2010 alle 00:00

    x Angela
    in bocca alla rana… niente male!

  11. Elisa
    28 luglio, 2010 alle 16:06

    Buongiorno a tutti! Ciao Lele!
    Anch’io mi sento di lasciare un commento, dopo aver letto tutte queste riflessioni, così profonde e sincere. Pensieri scaturiti da anime e vite differenti ma accomunate da un unico elemento unificante: siamo tutti figli! Che ci piaccia o meno, che ci entusiasmi o ci faccia piangere, che ci renda orgogliosi o ci faccia vergognare, quella di essere figli è una caratteristica che definisce la nostra identità. Nella mia esperienza personale, lavorativa ed educativa ho visto tante volte ragazzi e ragazze adolescenti (compresa me stessa) alle prese con la costruzione della loro identità: un processo che per almeno il 90% di loro si articola intorno ad un quesito, che figlio sono? perchè sono figlio? come posso essere figlio felice? So che sono domande che spiazzano,soprattutto i genitori. Ma la meraviglia è che sono domande per tutti, vista l’universalità della filialità! E come insegna Lele -che mai dirà COSA dobbiamo fare ma che ci aiuta a vedere COME lo possiamo fare- non sono i genitori a dover offrire le risposte, a riempirle di contenuto. Se mai aiuteranno i figli a vedere con loro come e dove poter rispondere. Anch’io, come figlia, sono stata accompagnata, aiutata: la parola chiave? Disciplina! si, nel suo significato antico, però, quello vero, di ‘insegnamento’. Disciplina:insegno perchè ti amo, ti voglio bene, voglio il tuo bene. E questa disciplina nasce dagli occhi, più che dagli orecchi:è un comportamento, uno stile, uno specchio. Sgorga da un amore percepito e che si fa percepire. E’una storia a lungo termine, l’unità di misura è quella dell’anima e non di un calendario. E’ un gioco di squadra, di famiglia, di padre e madre insieme. La buona disciplina ha delle regole, certe, vere, sicure per tutti. Essa rispetta i limiti e le risorse: ciò che voglio è il tuo bene!

    Grazie Mamma, grazie Pà…per la vostra ‘disciplina’ !

    Elisa

  12. lelio lele canavero
    28 luglio, 2010 alle 22:28

    x Elisa
    chissà se hai già incontrato una delle mie frasi più gettonate in proposito: il miglior modo per vivere senza regole consiste nell’avere delle regole. Ebbene sì, concordo, “disciplina” è un termine che puoi ritrovare più o meno chiaramente in tutte le “organizzazioni” che funzionano, dalla multinazionale alla famiglia. Certo occorre combinare regole e/o disciplina con un valore altrettanto importante: “flessibilità”. Ma senza regole e soprattutto senza un sistema che ne assicuri il rispetto si fa tutto molto, molto più complicato, a casa come al lavoro. Buona notte Elisa!

  13. angela
    28 luglio, 2010 alle 22:58

    …..elisa il tuo commento è bellissimo…nel leggerlo mi sono emozionata.complimenti a te e i tuoi mamma e papà.angela


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