Pubblicato il 15 luglio, 2010

Oggi sto per fare una cosa che molto probabilmente da settembre diventerà una costante settimanale: oggi scrivo di un tema che mi è stato segnalato da uno di voi.

Ebbene sì, a settembre il post del giovedì verrà dedicato ad un tema che mi segnalate… perché a settembre? Perché è ormai imminente una sorpresa… collana di post che vi (ci) accompagnerà fino a fine agosto… e no, che non ti dico di che si tratta, sennò che sorpresa sarebbe? Veniamo al post di oggi.

La domanda che mi è stata posta da Andrea via e-mail si riferisce ad un articolo di Franca Porcini comparso di recente sul Corriere della Sera; un articolo che ha sottolineato, per l’ennesima volta, quanto l’Italia sia un paese dove la meritocrazia di fatto non esiste. Dopo una serie di esempi malsani che ti fanno sospirare o stringere i pugni, a seconda di come sei o come ti senti mentre leggi, arriva il riferimento ad un’università: la Normale di Pisa, che dalla sua nascita, voluta nel 1810 da Napoleone, ad oggi, mantiene «miracolosamente» la capacità di premiare i migliori.

L’autrice dell’articolo riporta due risposte del direttore dell’università, Salvatore Settis: “Se dovessi rispondere con una parola, direi selezione. L’accesso alla Normale è condizionato da esami scritti e orali approfonditi. E può succedere che gli ammessi non coprano tutta la disponibilità di posti. È accaduto anche alla penultima selezione: sono rimasti vacanti 4 posti su 60, nonostante avessero partecipato più di mille studenti”. E i docenti? Come è possibile sceglierli senza essere condizionati dai vizi del sistema universitario italiano? “Li prendiamo dal mercato, evitando i concorsi, perché si tratta di cattedre per trasferimento”, risponde Settis. “Quando vogliamo coprire un posto, il docente viene scelto in base a lettere di referenze di colleghi di tutto il mondo, pubblicazioni, ricerche”.

La domanda che Andrea ha posto a me in riferimento a questo tema è “vale la pena di impegnarsi per liberare il proprio talento quando sai bene che spesso saranno altri i criteri adottati per assumerti, o per sceglierti (leggasi raccomandazioni, conoscenze eccetera)?”. Si Andrea, vale la pena. Intanto perché tutto ciò che fai ha due significati: uno per te ed uno per altri; e per te stesso sapere che ce l’hai messa tutta, a dispetto di certi meccanismi avallati da questa società, è già molto, molto importante. In secondo luogo perché non continuerà così in eterno. Oggi è la Normale di Pisa, domani sarà qualcos’altro, altrove. Prima o poi questa ghenga di burocrati ammaestrati finirà dove merita, e noi ce ne dimenticheremo. Questo accadrà, eccome se accadrà.

Accadrà a patto che ognuno di noi, tu che mi stai leggendo come io che ti sto scrivendo, continuiamo a sceglierci, e cominciamo a fare qualcosa di concreto.

Per fare la rivoluzione oggi esiste qualcosa di più potente e meno tragico di una bomba o dei fucili: esiste internet. Noi tutti innamorati della meritocrazia e del talento dovremo imparare a farne sempre più buon uso, arrivando a relazionarci meglio, a rendere pubblico ogni abuso. “L’altro ieri” per scoprire un abuso dovevi sperare che un giornalista coraggioso “si immolasse” in tv; poi “ieri” sono arrivati programmi come Striscia la notizia, le Jene, Report, e per quanto talvolta il loro intervento sia stato vano, sono lì sotto i nostri occhi le decine di casi risolti, o migliorati. Così era l’altro ieri ed era ieri.

Oggi c’è YouTube, oggi c’è il web. Oggi ognuno di noi può diventare testimone e relatore di soprusi (come di buoni esempi). Se siamo in tanti, se siamo insieme, allora l’esempio di ognuno di noi arricchisce la nostra memoria collettiva e insieme la nostra forza. Così si fa la rivoluzione. A patto che ognuno di noi scelga di non accettare questo sistema come l’unico esistente… impegnandosi più a trovare a sua volta la spinta giusta, più che segnalare chi lo fa. Insomma scordati che sia semplice, ma scordati anche che sia complicato.

Questo mondo migliorerà quando noi, noi, sapremo meritare questo miglioramento. I nostri meriti verranno riconosciuti quando noi, noi, saremo i primi a dimostrare di credere in essi. Il nostro talento verrà liberato quando noi, noi, ci impegneremo a fondo per valorizzarlo. Se noi faremo così, la ghenga scomparirà come neve al sole.

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3 commenti.

  1. tiziano
    16 luglio, 2010 alle 10:28

    La costanza paga……..sempre!!!

  2. lelio lele canavero
    16 luglio, 2010 alle 23:30

    x Tiziano
    detto da te vale doppio! Pensa al livello di coraggiosa innovazione che stai proponendo nelle tue zone :-) !

  3. angela
    23 luglio, 2010 alle 01:30

    questo è il chiaro esempio di fare la differenza,e quando la differenza la si fa in TANTI,una piccola parte di mondo migliora.
    un mondo che ne ha veramente un bisogno disperato.
    lele questo articolo mi piace molto.
    ps lunedi non sono riuscita a chiamare,ma sentiamoci presto. un abbraccio


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