Pubblicato il 5 luglio, 2010 alle 06.47

Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto che molte persone non si lamentano perché hanno dei problemi, ma hanno dei problemi perché si lamentano.

Solitamente di fronte ad un problema si può reagire in tre modi: il primo consiste nell’incavolarsi, dando di matto. Il secondo consiste nel deprimersi, nello scoraggiarsi. Il terzo consiste nel lamentarsi.

Come insegno molto, molto bene durante Forza & Cuore, l’esperienza formativa che ho dedicato a tematiche quali talento, autostima, motivazione e crescita personale, per molte persone perdere ha un sapore meno amaro di quanto potremmo supporre.


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Pubblicato il 27 maggio, 2010 alle 06.33

Ho dedicato un paio di post alla leadership, e siccome un antico detto recita che non c’è due senza tre… ecco il tre! Voglio raccontarti una storia. Una storia recente, realmente accaduta. Una delle tante storie il cui lieto fine è stato decretato da un diverso modo di comunicare e di vedere l’interlocutore.

A gennaio 2010 venni chiamato da un piccolo imprenditore che mi disse di aver sentito parlare molto bene di me e mi chiedeva un intervento. Esordì dicendomi “le piacciono i casi disperati? Perché se non è così è inutile che lei perda tempo e che io investa denaro…” wow è mio! Pochi giorni dopo anziché al telefono eravamo uno di fronte all’altro, in una bella sala riunioni al primo piano del suo capannone. Fu lui a cominciare a darmi del tu, e fu un esordio cordiale… finché non cominciò a parlarmi del suo neo… ex direttore vendite. Neo perché assunto da pochi mesi, ex… perché a dire dell’imprenditore era semplicemente la persona sbagliata… e se era ancora lì era perché gli costava troppo mandarlo via!

La negatività con la quale quell’imprenditore mi parlava di una delle due figure più importanti della sua azienda (l’altro, il fratello, si occupava della produzione) era quasi imbarazzante, al punto tale che mi veniva voglia di difendere quel direttore vendite prima ancora di capire se fosse giusto farlo… Del resto per svolgere al meglio il mio lavoro ho dovuto imparare ad ascoltare con quattro orecchie: due per ciascuno degli interlocutori – contendenti!


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Pubblicato il 24 maggio, 2010 alle 10.57

Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?

Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.


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Pubblicato il 25 marzo, 2010 alle 16.13

Negli ultimi cinque giorni ho incontrato circa 300 persone, impegnate a “sopportarmi” in diverse sessioni di formazione. Niente di nuovo da segnalare, tranne una sensazione.

Sai, quando ho deciso di fare il formatore e mi sono trovato a frequentare i primi corsi di PNL e public speaking, alcuni dei messaggi più ricorrenti erano “ricordatevi sempre che non lavorate “per” il pubblico… non innamoratevi del pubblico… tenete la giusta distanza dal pubblico…”

Questa convinzione che noi formatori eravamo degli eletti e che il pubblico era lì per noi all’inizio mi affascinava. Del resto un timidone come me (lo ero e lo sono ancora: a cambiare è stato il modo in cui io concepisco la mia timidezza, trasformata da freno in acceleratore) che solo pochi anni prima aveva finalmente assaporato il piacere di guardare in faccia la gente, non poteva che approvare… Spiego.


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Pubblicato il 8 marzo, 2010 alle 06.29

Sto pensando a stasera… alle Donne che hanno scelto di tener fede al calendario, e che dunque non hanno anticipato a ieri i festeggiamenti, perché è stasera che si scateneranno…

Sto pensando alle Donne che non usciranno, si aggrapperanno al cuscino chiedendosi se sia davvero meglio stare a casa con una tisana anziché andare a dimenarsi in qualche locale…

Sto pensando alle Donne che, stasera faranno la festa al loro uomo, augurando loro di trovare dei maschietti all’altezza delle loro aspettative…


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Pubblicato il 25 febbraio, 2010 alle 06.58

È il giorno del suo compleanno, e Angela che fa? Arriva anche un po’ più tardi dal lavoro, altro che prima. Perché ogni cosa va fatta per bene. Sempre. Eppure Angela trova il tempo di cucinare per sei persone… il pranzo è una doppia delizia: alla gradevolezza del pasto si unisce quella della conversazione… ma il meglio deve ancora venire… e no, non parlo dei dolci… e no, non parlo nemmeno del caffè, quello lo abbiamo appena preso… è la conversazione che segue a meritare il ruolo di protagonista in questo post.

Mi sento di poter dire che Angela ed io ci assomigliamo in diversi aspetti. Per entrambi occorre impegnarsi; entrambi svolgiamo un lavoro in cui per noi la crescita delle persone vale almeno quanto il compenso che ci guadagniamo, e spesso vale anche di più. Entrambi crediamo nelle persone, e nel fatto che ognuna di loro possa migliorare. Ma qui scatta una sottile differenza. Angela è riuscita a fare qualcosa su cui io sto ancora lavorando.

Angela concede a qualsiasi persona una fiducia sconfinata. Per lei la fiducia è il punto di partenza, senza se e senza ma. Usando una metafora a me cara “una donna o è incinta o non è incinta, non può essere “un pochino” incinta! Dunque Angela dà fiducia, senza condizioni, senza remore. Antepone la fiducia al giudizio. Non si chiede perché una persona si comporti così o cosà, semplicemente si chiede come fare per mettere quella persona in condizioni di valutare altre opzioni.


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Pubblicato il 12 febbraio, 2010 alle 20.27

Mi ero programmato di scrivere questo post ieri. Poi non è stato possibile farlo… causa neve. Tu mi dirai: neve sul blog? No, neve da spalare! Ho spalato per buona parte del pomeriggio i 40 centimetri di neve che sono venuti a trovarmi. Porca pala! Comunque la spalata è finita, e posso dedicarmi a questo post. Un post molto, molto speciale. Due volte speciale. Perché è di due esperienze molto coinvolgenti che ti voglio parlare.

La prima esperienza risale a domenica: sono andato a vedere il film Avatar. Armato di lenti a contatto, per poter indossare al meglio gli occhiali 3D. Che dire, il film era finito da qualche minuto… nella sala c’erano le ragazze che ripristinavano la pulizia del cinema… e c’ero io, là in mezzo, seduto.

3D o non 3D, io non ho visto il film, ci sono finito dentro. Una storia in cui, come sempre accade, c’è chi riesce a notare solo gli effetti speciali, o ha da inviare sms a chissà chi… o magari si fa un sonno. Io invece ero lì, quasi smarrito, coinvolto, colpito, emozionato. Commosso. Perché ci sono scene che… non posso descriverti o ti rovino il film, ove volessi andare a vederlo… ci sono scene che ti fanno riflettere, ti fanno capire che c’è bisogno di gente decisa a cambiare le cose. No, non al cinema, nella vita.


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