Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.
Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.
Ho dedicato un paio di post alla leadership, e siccome un antico detto recita che non c’è due senza tre… ecco il tre! Voglio raccontarti una storia. Una storia recente, realmente accaduta. Una delle tante storie il cui lieto fine è stato decretato da un diverso modo di comunicare e di vedere l’interlocutore.

A gennaio 2010 venni chiamato da un piccolo imprenditore che mi disse di aver sentito parlare molto bene di me e mi chiedeva un intervento. Esordì dicendomi “le piacciono i casi disperati? Perché se non è così è inutile che lei perda tempo e che io investa denaro…” wow è mio! Pochi giorni dopo anziché al telefono eravamo uno di fronte all’altro, in una bella sala riunioni al primo piano del suo capannone. Fu lui a cominciare a darmi del tu, e fu un esordio cordiale… finché non cominciò a parlarmi del suo neo… ex direttore vendite. Neo perché assunto da pochi mesi, ex… perché a dire dell’imprenditore era semplicemente la persona sbagliata… e se era ancora lì era perché gli costava troppo mandarlo via!
La negatività con la quale quell’imprenditore mi parlava di una delle due figure più importanti della sua azienda (l’altro, il fratello, si occupava della produzione) era quasi imbarazzante, al punto tale che mi veniva voglia di difendere quel direttore vendite prima ancora di capire se fosse giusto farlo… Del resto per svolgere al meglio il mio lavoro ho dovuto imparare ad ascoltare con quattro orecchie: due per ciascuno degli interlocutori – contendenti!
Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Primo maggio 2010, festa del lavoro. Come sempre. Primo maggio 2010, festa anticrisi. Per la prima volta. L’altro ieri è nato un nuovo modo di progettare e di fare formazione. E se è vero come si sa che ogni scarafone è bello a mamma sua (Pino Daniele docet), lo è altrettanto che sto, stiamo lavorando per creare nuovi punti di riferimento, per collocare nuove testate d’angolo.
La formazione è una cosa seria, l’ho già sottolineato in passato e lo farò certamente in altri, prossimi post. Professionalmente vivo con una magnifica ossessione: dare forma all’azione, sempre. Non solo informare: creare i presupposti affinché la formazione diventi azione.
L’efficacia è la mia stella cometa, è la mia bussola, è la mia musa ispiratrice. Tutto ciò che faccio deve esserti utile, deve contribuire a renderti migliore, e più forte; più consapevole, e più proattivo. Se hai un talento devi poterlo liberare. Se hai un mestiere devi poterlo sublimare. Come ci diciamo spesso nei corsi, non tutti vogliono primeggiare, non tutti vogliono migliorare, non tutti vogliono vincere, lecito, sacrosanto. Ma se tu, proprio tu, hai un talento da liberare o un’idea da realizzare, io ho una missione: permetterti di riuscirci. Offrirti un contributo efficace per permetterti di riuscirci.
Ho perso il conto delle volte in cui ho detto o scritto (più volte anche in questo blog, oltre cha altrove) che questo non è un mondo per deboli.
In questi giorni per questioni di lavoro mi sono interfacciato spesso con un ottimo consulente aziendale, uno di quelli che sanno fare la differenza, che sono la differenza. Fra il resto ci siamo trovati un paio di volte a parlare del periodo della crisi, dei miei clienti, dei suoi. Abbiamo anche parlato di una realtà che conosciamo entrambi, all’apparenza molto ambiziosa, una realtà che almeno a parole vanta un metodo unico nel suo genere, e proprio in virtù di questa unicità la proprietaria del metodo e del marchio che lo rappresenta ha deciso di proporre una formula in franchising.

Perché te ne parlo? Perché questa imprenditrice aveva contattato il consulente aziendale proprio per affidargli lo sviluppo del progetto. Dopodiché che cosa ha fatto arenare la collaborazione? Il costo del consulente. Attenzione, seguimi bene, anche a me capita – e quante volte – di abbandonare un progetto o un acquisto perché non posso permettermelo. Ma qui il risvolto è diverso; l’imprenditrice ha detto al consulente aziendale “con quello che mi costi tu per sei giornate al mese mi pago una dipendente a tempo pieno”.
Giovedì scorso avevo troppo bisogno di parlarti di altro, di trasmetterti quanto sia splendido vedere che sempre più gente vuole provare a migliorare, a crescere, a farcela. Ma in questo weekend è successo anche altro. Domenica, dopo aver tenuto il mio intervento formativo a Tele Città (gli studios dove girano 100 vetrine ndr), mi sono messo in macchina, accompagnato dalla radio… manco a dirlo stavano finendo le partite… Su tutto il calcio minuto per minuto lo speaker dice “forse con questa vittoria la Lazio riuscirà ad evitare il mental coach minacciato dal presidente Lotito”. Quello stesso inviato ripeterà un altro paio di volte questa affermazione anche più tardi durante le interviste.

Cambio canale e vado su una delle radio che ascolto di più: Radio 24. C’è un altro giornalista, anche lui impegnato a commentare i risultati della giornata calcistica. E come esordisce? Affermando che “la Lazio esorcizza il rischio di ritrovarsi il mental coach negli spogliatoi…”.
Ora mi chiedo se si sappia che cos’è un mental coach. Io, per esempio, sono un mental coach. Mi occupo di talento, di comunicazione, di sviluppo personale; lo faccio a beneficio di persone singole, siano essi imprenditori o manager o personaggi dello sport o dello spettacolo, come lo faccio a beneficio di gruppi, che siano colleghi d’ufficio o una forza vendita o una squadra.
Per fortuna devo scrivere. Perché sono rimasto senza parole. Veniamo al punto… e alla virgola, se no si incavola… si sente trascurata. , e ; Toh così sei contenta anche tu.

Andrea (il mio socio) mi ha segnalato un articolo comparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa; ecco il titolo: “Alunni bocciati? Tutti a casa”, una scuola di Central Falls, nel Rhode Island, manda via i 74 professori per incapacità. La cosa più straordinaria? Il plauso di Washington.
Non che la cosa sia da vivere con gioia eh? Sia chiaro. Ma l’idea che la logica del merito, almeno altrove, non sia ancora estinta, che vuoi che ti dica, mi fa star bene.