Ebbene sì! Con un mese in più… e un’unghia in meno, rieccomi qui!
E allora! È stato un buon agosto? Lo hai trascorso alla grande? Spero proprio di sì.

Personalmente potrei fare un copia e incolla del post che scrissi esattamente un anno fa… Quel post terminava così: “È vero, il beach volley è strepitoso; è vero, la Pinacola è un bel gioco di carte; è vero, il mare di Spotorno è un gran bel mare; e i gelati… le granite… le passeggiate… le mangiate… tutto quello che vuoi, ma sarebbe tutto “solo” normale senza le persone che ho appena menzionato. Sono tutti loro a rendere speciale ogni cosa, grazie di cuore, vi voglio proprio bene!”
Un altro agosto da incorniciare, dunque. Quella magica replica che speravo di vivere… sai quando sei davanti alla tv e danno uno dei tuoi “vecchi” film preferiti? Oppure quando vuoi noleggiare un nuovo film… e poi ti lasci riconquistare da uno che hai già visto altre volte?
Oggi sto per fare una cosa che molto probabilmente da settembre diventerà una costante settimanale: oggi scrivo di un tema che mi è stato segnalato da uno di voi.

Ebbene sì, a settembre il post del giovedì verrà dedicato ad un tema che mi segnalate… perché a settembre? Perché è ormai imminente una sorpresa… collana di post che vi (ci) accompagnerà fino a fine agosto… e no, che non ti dico di che si tratta, sennò che sorpresa sarebbe? Veniamo al post di oggi.
La domanda che mi è stata posta da Andrea via e-mail si riferisce ad un articolo di Franca Porcini comparso di recente sul Corriere della Sera; un articolo che ha sottolineato, per l’ennesima volta, quanto l’Italia sia un paese dove la meritocrazia di fatto non esiste. Dopo una serie di esempi malsani che ti fanno sospirare o stringere i pugni, a seconda di come sei o come ti senti mentre leggi, arriva il riferimento ad un’università: la Normale di Pisa, che dalla sua nascita, voluta nel 1810 da Napoleone, ad oggi, mantiene «miracolosamente» la capacità di premiare i migliori.
Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.
Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.
Domani è il gran giorno. Sono con un gruppo che ormai mi “sopporta” da tre anni (come trainer e come coach), ed è arrivato il momento di tenere la terza riunione strategica dell’azienda.

In che cosa consiste questa riunione? Semplice: l’azienda chiude al pubblico. Tutti, ma proprio tutti, proprietà, segretarie, magazziniere, addetto alle consegne, venditori, addirittura un paio di consulenti freelance… tutti insieme si lavora sul futuro.
Hai capito bene: nessuna analisi dei dati, nessun bilancio. Si pensa al futuro, si progetta il futuro. “cosa faremo?”: è questa la domanda guida. Tutti i partecipanti vengono ripartiti in gruppi, e vengono “rimescolati” esercizio dopo esercizio. L’obiettivo è che tutti lavorino con tutti, e che tutti lavorino su tutto.
Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Lunedì, tanto per cambiare (tutto normale), ero a tenere un corso. Davanti a me una settantina di persone (tutto normale), argomento del giorno la leadership (tutto normale).

Ok, dunque, perché siamo qui a parlarne? Perché lunedì ho parlato di leadership, e in particolare di come un “capo” può diventare leader e di come un leader deve gestire i suoi collaboratori… e allora?! E allora di fronte a me c’erano sia i “capi” (tutti potenziali o esperti leader)… sia i loro collaboratori.
Talvolta mi è successo, tempi addietro, di parlare con imprenditori e manager di leadership; loro mi chiamavano per organizzare sessioni di formazione o di coaching su questo tema. Quando invitavo loro ad organizzare alcune se non la maggior parte delle sessioni… coinvolgendo anche i loro subordinati, lo stupore era evidente.
Un titolo, due significati… tciu gust is megl che uan (e poi dicono che la pubblicità si dimentica)! Oggi ti racconto dell’incontro con Pino Repetto di Edicolors, avvenuto un paio di giorni fa. Edicolors è una frizzante realtà specializzata nell’editoria per bambini (anche se sono svariate le “incursioni” vincenti anche in altri ambiti), finita di recente sugli scudi per un libro rivisitazione della Alice di Lewis Carrol, scritto da Erminia Dell’Oro (da cui è tratta l’immagine sotto).

Un’Alice così non l’avete mai vista, ci “dice” il libro in quarta di copertina… qui mi permetto di parlare dell’editore, altrettanto particolare. Che fra l’altro scoprirà di essere stato citato qui quando riceverà il link a questo post… perciò caro Pino, beccati questo!
Non ho le conoscenze specifiche per raccontarti quanto sia difficile oggi essere editori, con milioni di libri… che si contendono migliaia di lettori. Quello che si può notare in fretta è che la globalizzazione imperversa nell’editoria in modo pesante, con le piccole case editoriali fagocitate dalle più grandi… la solita storia “pesce grande mangia pesce piccolo” insomma.