Pubblicato il 26 luglio, 2010 alle 16.45

Ieri in spiaggia una vicina di ombrellone mi ha chiesto perché io detesti così tanto la politica… in effetti è andata più in là di ciò che ho affermato qua e là nei post… sì, ce l’ho con la politica perché a mio avviso non fa il bene del paese. Non importa chi è al governo e chi smania di arrivarci, chi c’è o chi c’era… è la politica così com’è che mi insospettisce, e indispettisce. Eppure…

Ci sono lobby troppo forti che alla fine tirano i fili della politica. Si creano vere e proprie fazioni, con “questi” contro “quelli”, dove la politica è solo un potere esecutivo, che fa ciò che la lobby chiede… o salta. Continuano a sperperare denaro, a promettere e non mantenere, certi della propria impunità. Eppure…

Tempo fa mi dissero che “ognuno di noi deve imparare a far bene ciò che può fare”, non curandosi troppo di ciò che fanno o dovrebbero fare gli altri. “Ognuno di noi deve imparare a far bene ciò che può fare”, rimasi molto colpito da questa frase.


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Pubblicato il 15 luglio, 2010 alle 10.11

Oggi sto per fare una cosa che molto probabilmente da settembre diventerà una costante settimanale: oggi scrivo di un tema che mi è stato segnalato da uno di voi.

Ebbene sì, a settembre il post del giovedì verrà dedicato ad un tema che mi segnalate… perché a settembre? Perché è ormai imminente una sorpresa… collana di post che vi (ci) accompagnerà fino a fine agosto… e no, che non ti dico di che si tratta, sennò che sorpresa sarebbe? Veniamo al post di oggi.

La domanda che mi è stata posta da Andrea via e-mail si riferisce ad un articolo di Franca Porcini comparso di recente sul Corriere della Sera; un articolo che ha sottolineato, per l’ennesima volta, quanto l’Italia sia un paese dove la meritocrazia di fatto non esiste. Dopo una serie di esempi malsani che ti fanno sospirare o stringere i pugni, a seconda di come sei o come ti senti mentre leggi, arriva il riferimento ad un’università: la Normale di Pisa, che dalla sua nascita, voluta nel 1810 da Napoleone, ad oggi, mantiene «miracolosamente» la capacità di premiare i migliori.


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Pubblicato il 20 maggio, 2010 alle 06.14

Lunedì, tanto per cambiare (tutto normale), ero a tenere un corso. Davanti a me una settantina di persone (tutto normale), argomento del giorno la leadership (tutto normale).

Ok, dunque, perché siamo qui a parlarne? Perché lunedì ho parlato di leadership, e in particolare di come un “capo” può diventare leader e di come un leader deve gestire i suoi collaboratori… e allora?! E allora di fronte a me c’erano sia i “capi” (tutti potenziali o esperti leader)… sia i loro collaboratori.

Talvolta mi è successo, tempi addietro, di parlare con imprenditori e manager di leadership; loro mi chiamavano per organizzare sessioni di formazione o di coaching su questo tema. Quando invitavo loro ad organizzare alcune se non la maggior parte delle sessioni… coinvolgendo anche i loro subordinati, lo stupore era evidente.


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Pubblicato il 10 maggio, 2010 alle 06.07

L’altro giorno, devo ammetterlo, mi sono trovato giusto a metà tra l’essere arrabbiato e l’essere triste. Niente male eh? Io che invito a non giudicare mai… io che stimolo a cercare sempre il lato positivo in ogni persona o situazione… il guaio è che questa volta la situazione mi toccava davvero da molto vicino: parlo della mia professione di formatore.

Per una serie di motivi che non sto qui a spiegarti mi sono ritrovato a dover presenziare ad un corso di un concorrente. Preciso, “concorrente”. E qui permettimi un suggerimento: impara a distinguere quelli che consideri tuoi concorrenti da quelli che puoi definire tuoi colleghi.

Un tuo concorrente fa il tuo stesso lavoro. Un tuo collega lo fa in un certo modo, un modo che senti più “tuo”, o perché lo fai già così anche tu, o perché ti riprometti di farlo così al più presto. Il concorrente fa il lavoro che fai tu, il collega lo fa all’incirca “come” lo fai tu.


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Pubblicato il 6 maggio, 2010 alle 07.00

Dì la verità: stai pensando che io abbia invertito il titolo… e invece no. Se c’è una cosa che cerco di fuggire sempre è la demagogia, il dire le cose perché le dicono tutti, o perché conviene. Bene inteso è un piacere copiare le buone idee, imitare i migliori esempi, ribadire concetti condivisi, questo sì. Demagogico? No!

Ebbene ieri mio figlio, quello più piccolo (se legge che gli do del “piccolo” e ha ben dieci anni rischio un insulto), mi ha insegnato che… impara, impara in fretta. Ti racconto due scene che gli ho visto fare in questi anni. Una volta all’uscita dall’asilo una bimba gli ha detto una cosa poco simpatica, e per tutta risposta lui gli ha mostrato… le dita; no, non il dito medio, ha unito le cinque dita della mano destra e gliele ha mostrate… al che, pensando fosse una sorta di segnale in codice, gli ho chiesto cosa avesse fatto… la risposta fu più o meno (capiscimi) “l’ho mandata al diavolo!”.

Da bravo (ohi) papà gli feci notare che per farlo serviva un solo dito… e lui, guardandomi sconsolato, quasi deluso, sospirò e mi disse “papà, cinque dita valgono più di una!”. Glom.


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Pubblicato il 5 aprile, 2010 alle 07.15

Dubito che mi leggerai oggi… tutto intento a merendare da qualche parte! Per la cronaca anche io mi accingo a farlo, dunque sarò un po’ più breve del solito… cosa che peraltro “ci” potrebbe anche piacere :-) Della serie “poco ma buono”, voglio sfruttare la ricorrenza di ieri per lanciare un proclama solenne… sei pronto, sei pronta? Ok, allora proclamo…

È passata una settimana dalle elezioni che come al solito hanno vinto tutti… e hanno perso tutti… certi fenomeni si comportano in modo davvero ridicolo. E poi si chiedono perché salga l’astensionismo… personalmente sono apolitico, ma bada, non lo dico con fierezza, sono più disperato che lieto! La verità è che la destra non è più la destra, che la sinistra non è più la sinistra, e che mi sto convincendo sempre di più che non servano delle coalizioni con i loro slogan, bensì servano degli arbitri con idee ed azioni precise.

Arbitri, sì. Per me un politico deve rendersi conto della situazione, dettare delle regole ispirate alla vita personale e professionale delle persone, e infine, cosa essenziale, fare in modo che queste regole vengano rispettate.


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Pubblicato il 22 marzo, 2010 alle 12.33

Boom! Come vedi oggi ho tutta l’intenzione di esagerare. Per la verità è proprio il contrario; sai qual è il guaio? È che tutto questo parlare di umiltà e di modestia e di low profile si corre il rischio di dimenticare che ognuno di noi, ognuno di noi, nel suo piccolo, può davvero migliorare il mondo.

Il nostro esempio, ciò che facciamo o non facciamo, diciamo o non diciamo, è lì sotto gli occhi di tanti; tanti che possono essere famigliari, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro, clienti… fino ai perfetti sconosciuti che condividono con noi una strada o una sala di ristorante o una hall di hotel… e chi più ne ha… beato lui! Che spirito, intendevo chi più ne ha più ne metta, passami sta battutaccia va!

Insomma anche io con il mio piccolo blog invio messaggi, che ogni volta qualche decina di persone legge, anche se poi sono in pochi a commentare (ad oggi la statistica parla di un commento ogni 80 lettori, chissà se avete paura che io vi mangi… sarete poi così teneri e gustosi? Vi si taglia con un grissino? Non credo, non vogliatemene se continuo a preferirvi pane e Nutella!); e questi messaggi possono far sorridere, o far entusiasmare, o far riflettere… insomma perché no, possono influenzare.


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