La Fiducia è stata definita da Stephen Covey “la più alta forma di motivazione umana”. Personalmente la definisco anche uno dei più bei regali che possiamo fare come ricevere; un segno di rispetto, di devozione, di stima; quasi un atto d’amore.

Forse è per questo che è sempre più difficile ritrovarla. Tre eventi mi hanno colpito in proposito in questi ultimi giorni. Forse è per questa rapida “successione” che ho sentito il bisogno di scriverne.
Sabato ero a Como per una sessione di coaching, al seguito della quale ho trascorso con una persona diversi minuti al telefono. Per tre o quattro volte, durante la conversazione, mi ha detto “ma perché lo fai? Perché mi ascolti?”. Così ieri sera, dopo la fine di un corso che ho tenuto a Milano, quando mi sono fermato per un’oretta a parlare con una persona che voleva il mio parere… sai com’è, si parlava di come liberare il suo talento, vuoi che non mi faccia trovare pronto?!
Ho dedicato un paio di post alla leadership, e siccome un antico detto recita che non c’è due senza tre… ecco il tre! Voglio raccontarti una storia. Una storia recente, realmente accaduta. Una delle tante storie il cui lieto fine è stato decretato da un diverso modo di comunicare e di vedere l’interlocutore.

A gennaio 2010 venni chiamato da un piccolo imprenditore che mi disse di aver sentito parlare molto bene di me e mi chiedeva un intervento. Esordì dicendomi “le piacciono i casi disperati? Perché se non è così è inutile che lei perda tempo e che io investa denaro…” wow è mio! Pochi giorni dopo anziché al telefono eravamo uno di fronte all’altro, in una bella sala riunioni al primo piano del suo capannone. Fu lui a cominciare a darmi del tu, e fu un esordio cordiale… finché non cominciò a parlarmi del suo neo… ex direttore vendite. Neo perché assunto da pochi mesi, ex… perché a dire dell’imprenditore era semplicemente la persona sbagliata… e se era ancora lì era perché gli costava troppo mandarlo via!
La negatività con la quale quell’imprenditore mi parlava di una delle due figure più importanti della sua azienda (l’altro, il fratello, si occupava della produzione) era quasi imbarazzante, al punto tale che mi veniva voglia di difendere quel direttore vendite prima ancora di capire se fosse giusto farlo… Del resto per svolgere al meglio il mio lavoro ho dovuto imparare ad ascoltare con quattro orecchie: due per ciascuno degli interlocutori – contendenti!
Servono leader capaci di inquadrare bene cosa significhi esercitare la leadership. Essere leader significa dare l’esempio. Essere leader significa aiutare i collaboratori a crescere ed avere successo. Essere leader… ne parliamo nel prossimo post. Ed eccolo qui, il prossimo post!

Lo sa il cielo (e soprattutto lo so io!) quanto tempo io abbia dedicato alla leadership. Quanti corsi ho frequentato, quanti libri ho letto, e quanti leader ho studiato… bene inteso niente di noioso, anzi. Del resto non potevo fare diversamente; ho fatto del mio meglio per essere sempre di più considerato un esperto di talento, come oggi comincia ad accadere, perciò era una tappa inevitabile, perché leadership e talento viaggiano a braccetto. Pensaci un attimo, quante volte una persona è riuscita a liberare il proprio talento perché qualcuno ha creduto in lei? E comunque quante volte una persona può far fatica a liberare il proprio talento se non impara a diventare leader di se stessa?
Ok, evviva la leadership… ma cos’è la leadership? Intanto definire la leadership è un po’ come definire il marketing: impossibile… e semplice, perché chiunque fornisce una propria definizione.
Lunedì, tanto per cambiare (tutto normale), ero a tenere un corso. Davanti a me una settantina di persone (tutto normale), argomento del giorno la leadership (tutto normale).

Ok, dunque, perché siamo qui a parlarne? Perché lunedì ho parlato di leadership, e in particolare di come un “capo” può diventare leader e di come un leader deve gestire i suoi collaboratori… e allora?! E allora di fronte a me c’erano sia i “capi” (tutti potenziali o esperti leader)… sia i loro collaboratori.
Talvolta mi è successo, tempi addietro, di parlare con imprenditori e manager di leadership; loro mi chiamavano per organizzare sessioni di formazione o di coaching su questo tema. Quando invitavo loro ad organizzare alcune se non la maggior parte delle sessioni… coinvolgendo anche i loro subordinati, lo stupore era evidente.
Dì la verità: stai pensando che io abbia invertito il titolo… e invece no. Se c’è una cosa che cerco di fuggire sempre è la demagogia, il dire le cose perché le dicono tutti, o perché conviene. Bene inteso è un piacere copiare le buone idee, imitare i migliori esempi, ribadire concetti condivisi, questo sì. Demagogico? No!

Ebbene ieri mio figlio, quello più piccolo (se legge che gli do del “piccolo” e ha ben dieci anni rischio un insulto), mi ha insegnato che… impara, impara in fretta. Ti racconto due scene che gli ho visto fare in questi anni. Una volta all’uscita dall’asilo una bimba gli ha detto una cosa poco simpatica, e per tutta risposta lui gli ha mostrato… le dita; no, non il dito medio, ha unito le cinque dita della mano destra e gliele ha mostrate… al che, pensando fosse una sorta di segnale in codice, gli ho chiesto cosa avesse fatto… la risposta fu più o meno (capiscimi) “l’ho mandata al diavolo!”.
Da bravo (ohi) papà gli feci notare che per farlo serviva un solo dito… e lui, guardandomi sconsolato, quasi deluso, sospirò e mi disse “papà, cinque dita valgono più di una!”. Glom.
Quando ho realizzato l’audioform Sfida la Sfiga mi sono divertito un mondo. Tempo fa scrissi anche un post al riguardo. Lì ti chiesi: preferisci avere l’80% di probabilità di riuscire in una cosa o preferisci avere il 20% di probabilità? Presumo che tu scelga l’opzione uno… ebbene, allora ti serve appurare che puoi diventare più fortunato, e insieme come puoi fare per riuscirci.

Sarà che come si dice ogni scarafone è bello agli occhi di sua mamma, ma a mio avviso sono in tanti che dovrebbero mettersi lì ed ascoltare questo audioform. Perché è fatto bene, perché offre diversi spunti, perché fino a fine mese costa un niente! Tutti ottimi motivi.
Ti chiederai di cosa si parla, giusto? Beh, intanto sappiamo che dobbiamo battere la sfiga per vincere la sfida, perciò prima studiamo la sfiga, perché meglio la conosciamo e meglio sapremo confrontarci con lei. Capiremo perché sembra così forte e schiaccia così tanti avversari, di chi o che cosa ha bisogno per vincere, quali sono gli scagnozzi che la aiutano e come fare per neutralizzarli, chi è il maestro che la allena… Ah, e cosa non poco importante, faremo tutto questo con il sorriso sulle labbra, perché è una delle cose che la fa incavolare di più. Oh non hai idea di quanto la sfiga si imbestialisca quando tu ridi di lei!
Lunedì ero a Bibione a tenere un corso molto speciale, si chiama Operazione Anticrisi. Perché lo definisco speciale? Beh, te ne accorgerai a breve, quando cominceremo a proporre a tutti gli imprenditori e ai loro collaboratori una nuova straordinaria opportunità.

Perché ormai ti sarà chiaro, ciò che metto in cima ad ogni altro valore sono i risultati. Per me fare formazione non significa informare, né unicamente creare conoscenza. C’è la scuola per questo, o comunque altrove si possono trovare ottimi corsi focalizzati sul sapere. A me importa solo di proporre programmi di formazione che spingano ad agire, a mettere in pratica ciò che si sta imparando.
Perciò quando ad Andrea (il mio socio) è venuto in mente di sviluppare un progetto che rendesse la formazione ancora più efficace, ancora più attiva, wow, mi sono entusiasmato all’idea.