Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.
Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.
Mediamente dormo una notte su tre in qualche hotel, in giro per l’Italia. Mi capita di frequentare gli stessi hotel da anni, come di pernottarci per la prima volta… così la mattina della partenza, quando è l’ora del check-out, restituisco la chiave, e prima della carta di credito porgo i dati per l’intestazione della fattura…

E tutte le volte, tutte le volte, il momento nel quale l’addetto visiona i nostri dati per registrarli sul computer è un piccolo piacere da assaporare… ho perso il conto delle esclamazioni che sono seguite, per esempio “ah però!”, “ma dai, davvero la vostra società si chiama così?”, “oh ma che bello!”, “ah ah ah, grazie eh?! Anche a lei”… posso continuare.
La nostra società si chiama BuonLavoro Srl. Buon Lavoro! Quando si dice essere il primo allievo di me stesso… a chi mi chiede come faccio ad avere spesso le parole giuste suggerisco una tecnica che uso da tanto tempo, e che mi ha sempre riservato enormi soddisfazioni: è la tecnica dell’auto intervista. Per esempio fra un paio d’ore mi metterò in auto, e ho già deciso che mi intervisterò su ciò di cui sto per parlarti in questo post.
L’altro giorno, devo ammetterlo, mi sono trovato giusto a metà tra l’essere arrabbiato e l’essere triste. Niente male eh? Io che invito a non giudicare mai… io che stimolo a cercare sempre il lato positivo in ogni persona o situazione… il guaio è che questa volta la situazione mi toccava davvero da molto vicino: parlo della mia professione di formatore.

Per una serie di motivi che non sto qui a spiegarti mi sono ritrovato a dover presenziare ad un corso di un concorrente. Preciso, “concorrente”. E qui permettimi un suggerimento: impara a distinguere quelli che consideri tuoi concorrenti da quelli che puoi definire tuoi colleghi.
Un tuo concorrente fa il tuo stesso lavoro. Un tuo collega lo fa in un certo modo, un modo che senti più “tuo”, o perché lo fai già così anche tu, o perché ti riprometti di farlo così al più presto. Il concorrente fa il lavoro che fai tu, il collega lo fa all’incirca “come” lo fai tu.
Giovedì scorso avevo troppo bisogno di parlarti di altro, di trasmetterti quanto sia splendido vedere che sempre più gente vuole provare a migliorare, a crescere, a farcela. Ma in questo weekend è successo anche altro. Domenica, dopo aver tenuto il mio intervento formativo a Tele Città (gli studios dove girano 100 vetrine ndr), mi sono messo in macchina, accompagnato dalla radio… manco a dirlo stavano finendo le partite… Su tutto il calcio minuto per minuto lo speaker dice “forse con questa vittoria la Lazio riuscirà ad evitare il mental coach minacciato dal presidente Lotito”. Quello stesso inviato ripeterà un altro paio di volte questa affermazione anche più tardi durante le interviste.

Cambio canale e vado su una delle radio che ascolto di più: Radio 24. C’è un altro giornalista, anche lui impegnato a commentare i risultati della giornata calcistica. E come esordisce? Affermando che “la Lazio esorcizza il rischio di ritrovarsi il mental coach negli spogliatoi…”.
Ora mi chiedo se si sappia che cos’è un mental coach. Io, per esempio, sono un mental coach. Mi occupo di talento, di comunicazione, di sviluppo personale; lo faccio a beneficio di persone singole, siano essi imprenditori o manager o personaggi dello sport o dello spettacolo, come lo faccio a beneficio di gruppi, che siano colleghi d’ufficio o una forza vendita o una squadra.
Mi ero programmato di scrivere questo post ieri. Poi non è stato possibile farlo… causa neve. Tu mi dirai: neve sul blog? No, neve da spalare! Ho spalato per buona parte del pomeriggio i 40 centimetri di neve che sono venuti a trovarmi. Porca pala! Comunque la spalata è finita, e posso dedicarmi a questo post. Un post molto, molto speciale. Due volte speciale. Perché è di due esperienze molto coinvolgenti che ti voglio parlare.
La prima esperienza risale a domenica: sono andato a vedere il film Avatar. Armato di lenti a contatto, per poter indossare al meglio gli occhiali 3D. Che dire, il film era finito da qualche minuto… nella sala c’erano le ragazze che ripristinavano la pulizia del cinema… e c’ero io, là in mezzo, seduto.

3D o non 3D, io non ho visto il film, ci sono finito dentro. Una storia in cui, come sempre accade, c’è chi riesce a notare solo gli effetti speciali, o ha da inviare sms a chissà chi… o magari si fa un sonno. Io invece ero lì, quasi smarrito, coinvolto, colpito, emozionato. Commosso. Perché ci sono scene che… non posso descriverti o ti rovino il film, ove volessi andare a vederlo… ci sono scene che ti fanno riflettere, ti fanno capire che c’è bisogno di gente decisa a cambiare le cose. No, non al cinema, nella vita.
Bel titolo vero? E mica è solo un titolo! … Eh, sì, ne ho combinata un’altra delle mie! Sta di fatto che da un po’ di tempo sento così tanto parlare di fortuna e sfortuna che ho deciso di dedicare loro un intero audioform: due ore e mezza circa di formazione, con un solo obiettivo: moltiplicare la quantità di fortuna che si può incontrare nella vita.

Col mio lavoro ho conosciuto migliaia di persone. Molte, moltissime affermano di essere più o meno fortunate, più o meno sfigate. Per la verità le seconde battono nettamente le prime. Pare proprio che la sfiga sia la principale causa dei mancati risultati, degli errori, dei momenti difficili che attraversano l’esistenza di una moltitudine di persone.
Così… figurati se potevo esimermi dal metterci dentro il naso! Io che vivo di meritocrazia, che riconosco il valore di fortuna e sfortuna almeno quanto sono convinto che la mia prima fortuna o sfortuna… sono io! Io che invito tutti ad impegnarsi, a farsi il mazzo, a lottare per raggiungere i propri obiettivi!
Mi perdonerai se in questi giorni scrivo così tanto di Libera il Tuo Talento! Del resto il successo che sta ottenendo supera le aspettative più rosee, e se sto qui a scriverci sopra è perché si moltiplicano le domande… come questa per esempio: “Lele come mai l’audioTraining Libera il Tuo Talento costa 147,00 euro?”.
Chi me lo chiede allude al fatto che costa ben più di un libro… e siccome gli ho promesso che gli avrei risposto tramite post, eccomi qui a mantenere la promessa.

L’audioTraining Libera il Tuo Talento NON È un libro! Libera il Tuo Talento È UN CORSO! Il valore di mercato di un corso del genere supera i 1000,00 euro e richiede due giorni, prova ne è che sono diverse le aziende che stanno prenotando questa esperienza formativa per i propri manager, venditori, funzionari eccetera, e il corso dura per l’appunto due intere giornate.