Ti starai chiedendo se io stia per celebrare l’addio di qualche fuoriclasse che “va in pensione”… vista la fresca eliminazione dell’Italia immagino che ne manderesti in pensione diversi… in realtà eccoti un suggerimento: continua a leggere anche se di calcio non ti intendi un gran che…

La decisione è sofferta, soffertissima. E arriva al termine dell’anno orribile che ha visto la mia squadra del cuore (la Juventus ndr) sprofondare come poche altre volte verso il centro classifica.
Eppure se sono coerente (e lo sono) la decisione va presa. E come ogni decisione sofferta comporterà parecchi sacrifici, nonché qualche difficoltà.
La Fiducia è stata definita da Stephen Covey “la più alta forma di motivazione umana”. Personalmente la definisco anche uno dei più bei regali che possiamo fare come ricevere; un segno di rispetto, di devozione, di stima; quasi un atto d’amore.

Forse è per questo che è sempre più difficile ritrovarla. Tre eventi mi hanno colpito in proposito in questi ultimi giorni. Forse è per questa rapida “successione” che ho sentito il bisogno di scriverne.
Sabato ero a Como per una sessione di coaching, al seguito della quale ho trascorso con una persona diversi minuti al telefono. Per tre o quattro volte, durante la conversazione, mi ha detto “ma perché lo fai? Perché mi ascolti?”. Così ieri sera, dopo la fine di un corso che ho tenuto a Milano, quando mi sono fermato per un’oretta a parlare con una persona che voleva il mio parere… sai com’è, si parlava di come liberare il suo talento, vuoi che non mi faccia trovare pronto?!
È un periodo straordinario, meraviglioso. Con qualche problema da superare, come tutti. Con tante ambizioni da realizzare, come alcuni. A chi mi chiede cosa mi renda così euforico rispondo che è una questione che prescinde, o meglio che va ben oltre il mero aspetto economico. La verità è che se sto così bene è perché, primo, so dove sono; secondo, so dove sto andando, e terzo so cosa devo (voler) fare per arrivarci. Quando trasformi i tuoi sogni in ambizioni, e le tue ambizioni in azioni concrete, ogni passo avanti ti entusiasma, ti carica, ti rende ancora più forte e decisivo.

Così oggi, 21 giugno ‘10, è un altro passo; oggi è un giorno molto importante per noi di BuonLavoro Team. Soprattutto è un giorno molto importante per la Compagnia dei Talenti. Se mi segui da un po’ di tempo ti chiederai “mi sono perso qualche puntata?! Che cos’è Compagnia dei Talenti?”.
Compagnia dei Talenti è il portale italiano dell’audioformazione. Ufficialmente, proprio oggi, preannunciamo il lancio di un portale che si è dato sei mesi esatti per diventare il nuovo punto di riferimento dell’audioformazione in Italia (lanceremo il portale il 10 dicembre 2010).
Sabato pomeriggio mi sono preso una pausa per guardarmi la penultima tappa del Giro d’Italia di ciclismo, una tappa decisiva, molto dura. Faceva impressione vedere quanta neve ci fosse sul Gavia, 2600 metri di altitudine… anche se ovviamente l’impressione più grande la facevano loro, i protagonisti.

Il giorno prima, nella tappa del mitico Mortirolo, Ivan Basso dopo 4 anni ha di nuovo indossato la maglia rosa. Dopo 4 anni e una brutta storia di doping. Dal 28 agosto 2006 al 28 agosto 2010, quanto meno curioso. Il doping ha massacrato questo sport come pochi altri. Icona di questo enorme problema è stata certamente la scomparsa del grande Marco Pantani.
Al solito c’è chi sceglie di fare di tutta l’erba un fascio, parlando del ciclismo come di uno sport marcio, punto. E al solito scelgo di dissociarmi da queste generalizzazioni. Nel ciclismo come in tanti altri sport e tante altre situazioni c’è il buono e il cattivo, il bello e il brutto.
Dì la verità: stai pensando che io abbia invertito il titolo… e invece no. Se c’è una cosa che cerco di fuggire sempre è la demagogia, il dire le cose perché le dicono tutti, o perché conviene. Bene inteso è un piacere copiare le buone idee, imitare i migliori esempi, ribadire concetti condivisi, questo sì. Demagogico? No!

Ebbene ieri mio figlio, quello più piccolo (se legge che gli do del “piccolo” e ha ben dieci anni rischio un insulto), mi ha insegnato che… impara, impara in fretta. Ti racconto due scene che gli ho visto fare in questi anni. Una volta all’uscita dall’asilo una bimba gli ha detto una cosa poco simpatica, e per tutta risposta lui gli ha mostrato… le dita; no, non il dito medio, ha unito le cinque dita della mano destra e gliele ha mostrate… al che, pensando fosse una sorta di segnale in codice, gli ho chiesto cosa avesse fatto… la risposta fu più o meno (capiscimi) “l’ho mandata al diavolo!”.
Da bravo (ohi) papà gli feci notare che per farlo serviva un solo dito… e lui, guardandomi sconsolato, quasi deluso, sospirò e mi disse “papà, cinque dita valgono più di una!”. Glom.
Per uno che lavora per consentire alle persone di esprimere il meglio di sé e che da tempo si è imposto di giudicarle il meno possibile, questo post è una mattonata. Eppure devo scriverlo… devo sfogarmi un po’! Ogni tanto mi sembra di avere a che fare con una follia collettiva galoppante, gente che sbarella insomma.

Un paio di giorni fa ho conosciuto una ragazza che mi ha chiesto dei materiali via e-mail. Stamattina, diligentemente, le ho inviato quei materiali. Per tutta risposta mi è arrivata un’e-mail minacciosa che recitava letteralmente così “adesso voglio proprio sapere come hai avuto questo recapito e-mail, e se non mi rispondi alla veloce per te saranno guai!”.
Wow, la vita è una figata! Bene inteso ho alzato il telefono e le ho chiesto di ridare un’occhiata al mittente… si è lanciata in qualche centinaio di scuse, eccetera, eccetera. Tutto a posto insomma. Ma ci sono casi nei quali un po’ di equilibrio non guasterebbe affatto!
Lunedì ero a Bibione a tenere un corso molto speciale, si chiama Operazione Anticrisi. Perché lo definisco speciale? Beh, te ne accorgerai a breve, quando cominceremo a proporre a tutti gli imprenditori e ai loro collaboratori una nuova straordinaria opportunità.

Perché ormai ti sarà chiaro, ciò che metto in cima ad ogni altro valore sono i risultati. Per me fare formazione non significa informare, né unicamente creare conoscenza. C’è la scuola per questo, o comunque altrove si possono trovare ottimi corsi focalizzati sul sapere. A me importa solo di proporre programmi di formazione che spingano ad agire, a mettere in pratica ciò che si sta imparando.
Perciò quando ad Andrea (il mio socio) è venuto in mente di sviluppare un progetto che rendesse la formazione ancora più efficace, ancora più attiva, wow, mi sono entusiasmato all’idea.