No, non si parla di musica italiana! Ho voluto trattare questo tema dopo che in aereo ci siamo trovati in due file – evento assai raro – a discutere dello stesso argomento: l’aiuto alle classi più deboli. Senza entrare in politica, argomento del quale faccio sempre fatica a parlare, guardo con diffidenza al modo in cui viene operata questa continua contrapposizione fra ricchi e poveri.

In Italia l’assistenzialismo sta diventando il primo nemico della meritocrazia. Per dimostrare quanto siamo bravi ad aiutare questo e quello, finiamo le risorse prima di aiutare chi merita davvero.
Cito un esempio. Qualche mese fa è stato deliberato un bonus economico una tantum a favore dei pensionati che percepivano le pensioni più basse. A prima vista un fatto positivo, ineccepibile. Ebbene, ieri in aereo ho avuto conferma di qualcosa che temevo: che la maggior parte di quelle pensioni è per l’appunto “minima” perché spesso non è stata oggetto di versamento di contributi, bensì è “figlia” di altre decifrazioni (se non sbaglio vengono definite “pensioni sociali”), talvolta assai meno condivisibili. Insomma in molti casi – certo non in tutti – si è finito per premiare qualcuno che a ben vedere la pensione nemmeno dovrebbe percepirla.
Oggi sto per fare una cosa che molto probabilmente da settembre diventerà una costante settimanale: oggi scrivo di un tema che mi è stato segnalato da uno di voi.

Ebbene sì, a settembre il post del giovedì verrà dedicato ad un tema che mi segnalate… perché a settembre? Perché è ormai imminente una sorpresa… collana di post che vi (ci) accompagnerà fino a fine agosto… e no, che non ti dico di che si tratta, sennò che sorpresa sarebbe? Veniamo al post di oggi.
La domanda che mi è stata posta da Andrea via e-mail si riferisce ad un articolo di Franca Porcini comparso di recente sul Corriere della Sera; un articolo che ha sottolineato, per l’ennesima volta, quanto l’Italia sia un paese dove la meritocrazia di fatto non esiste. Dopo una serie di esempi malsani che ti fanno sospirare o stringere i pugni, a seconda di come sei o come ti senti mentre leggi, arriva il riferimento ad un’università: la Normale di Pisa, che dalla sua nascita, voluta nel 1810 da Napoleone, ad oggi, mantiene «miracolosamente» la capacità di premiare i migliori.
Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.
Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.
Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto che molte persone non si lamentano perché hanno dei problemi, ma hanno dei problemi perché si lamentano.

Solitamente di fronte ad un problema si può reagire in tre modi: il primo consiste nell’incavolarsi, dando di matto. Il secondo consiste nel deprimersi, nello scoraggiarsi. Il terzo consiste nel lamentarsi.
Come insegno molto, molto bene durante Forza & Cuore, l’esperienza formativa che ho dedicato a tematiche quali talento, autostima, motivazione e crescita personale, per molte persone perdere ha un sapore meno amaro di quanto potremmo supporre.
Domani è il gran giorno. Sono con un gruppo che ormai mi “sopporta” da tre anni (come trainer e come coach), ed è arrivato il momento di tenere la terza riunione strategica dell’azienda.

In che cosa consiste questa riunione? Semplice: l’azienda chiude al pubblico. Tutti, ma proprio tutti, proprietà, segretarie, magazziniere, addetto alle consegne, venditori, addirittura un paio di consulenti freelance… tutti insieme si lavora sul futuro.
Hai capito bene: nessuna analisi dei dati, nessun bilancio. Si pensa al futuro, si progetta il futuro. “cosa faremo?”: è questa la domanda guida. Tutti i partecipanti vengono ripartiti in gruppi, e vengono “rimescolati” esercizio dopo esercizio. L’obiettivo è che tutti lavorino con tutti, e che tutti lavorino su tutto.
Ti starai chiedendo se io stia per celebrare l’addio di qualche fuoriclasse che “va in pensione”… vista la fresca eliminazione dell’Italia immagino che ne manderesti in pensione diversi… in realtà eccoti un suggerimento: continua a leggere anche se di calcio non ti intendi un gran che…

La decisione è sofferta, soffertissima. E arriva al termine dell’anno orribile che ha visto la mia squadra del cuore (la Juventus ndr) sprofondare come poche altre volte verso il centro classifica.
Eppure se sono coerente (e lo sono) la decisione va presa. E come ogni decisione sofferta comporterà parecchi sacrifici, nonché qualche difficoltà.
L’altro ieri sera oltre 400 persone hanno seguito il Webinar organizzato dal Bollettino del Lavoro, dal titolo “Libera il Tuo Talento nello Studio e nel Lavoro”. Ebbene questo mio post non sarà una cronaca di questo evento, quanto piuttosto una serie di riflessioni sul suo significato.

In mezzo ai lavativi fannulloni… in mezzo alle veline a caccia di calciatori… in mezzo alle persone che si trascinano odiando ogni giorno di più il lavoro che svolgono… in mezzo ai capi capetti capoccioni che si danno delle arie più per lo schienale della loro poltrona che per i loro risultati… ebbene in mezzo a tutto questo, ecco una folla di persone che hanno voglia di fare, e di far bene.
Persone che hanno voglia di liberare il proprio talento. Di trovare la loro strada. Di percorrerne di nuove. Di provarci. Di mettercela tutta.