Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.
Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.
Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto che molte persone non si lamentano perché hanno dei problemi, ma hanno dei problemi perché si lamentano.

Solitamente di fronte ad un problema si può reagire in tre modi: il primo consiste nell’incavolarsi, dando di matto. Il secondo consiste nel deprimersi, nello scoraggiarsi. Il terzo consiste nel lamentarsi.
Come insegno molto, molto bene durante Forza & Cuore, l’esperienza formativa che ho dedicato a tematiche quali talento, autostima, motivazione e crescita personale, per molte persone perdere ha un sapore meno amaro di quanto potremmo supporre.
Primo maggio 2010, festa del lavoro. Come sempre. Primo maggio 2010, festa anticrisi. Per la prima volta. L’altro ieri è nato un nuovo modo di progettare e di fare formazione. E se è vero come si sa che ogni scarafone è bello a mamma sua (Pino Daniele docet), lo è altrettanto che sto, stiamo lavorando per creare nuovi punti di riferimento, per collocare nuove testate d’angolo.
La formazione è una cosa seria, l’ho già sottolineato in passato e lo farò certamente in altri, prossimi post. Professionalmente vivo con una magnifica ossessione: dare forma all’azione, sempre. Non solo informare: creare i presupposti affinché la formazione diventi azione.
L’efficacia è la mia stella cometa, è la mia bussola, è la mia musa ispiratrice. Tutto ciò che faccio deve esserti utile, deve contribuire a renderti migliore, e più forte; più consapevole, e più proattivo. Se hai un talento devi poterlo liberare. Se hai un mestiere devi poterlo sublimare. Come ci diciamo spesso nei corsi, non tutti vogliono primeggiare, non tutti vogliono migliorare, non tutti vogliono vincere, lecito, sacrosanto. Ma se tu, proprio tu, hai un talento da liberare o un’idea da realizzare, io ho una missione: permetterti di riuscirci. Offrirti un contributo efficace per permetterti di riuscirci.
Giovedì scorso avevo troppo bisogno di parlarti di altro, di trasmetterti quanto sia splendido vedere che sempre più gente vuole provare a migliorare, a crescere, a farcela. Ma in questo weekend è successo anche altro. Domenica, dopo aver tenuto il mio intervento formativo a Tele Città (gli studios dove girano 100 vetrine ndr), mi sono messo in macchina, accompagnato dalla radio… manco a dirlo stavano finendo le partite… Su tutto il calcio minuto per minuto lo speaker dice “forse con questa vittoria la Lazio riuscirà ad evitare il mental coach minacciato dal presidente Lotito”. Quello stesso inviato ripeterà un altro paio di volte questa affermazione anche più tardi durante le interviste.

Cambio canale e vado su una delle radio che ascolto di più: Radio 24. C’è un altro giornalista, anche lui impegnato a commentare i risultati della giornata calcistica. E come esordisce? Affermando che “la Lazio esorcizza il rischio di ritrovarsi il mental coach negli spogliatoi…”.
Ora mi chiedo se si sappia che cos’è un mental coach. Io, per esempio, sono un mental coach. Mi occupo di talento, di comunicazione, di sviluppo personale; lo faccio a beneficio di persone singole, siano essi imprenditori o manager o personaggi dello sport o dello spettacolo, come lo faccio a beneficio di gruppi, che siano colleghi d’ufficio o una forza vendita o una squadra.
Negli ultimi cinque giorni ho incontrato circa 300 persone, impegnate a “sopportarmi” in diverse sessioni di formazione. Niente di nuovo da segnalare, tranne una sensazione.
Sai, quando ho deciso di fare il formatore e mi sono trovato a frequentare i primi corsi di PNL e public speaking, alcuni dei messaggi più ricorrenti erano “ricordatevi sempre che non lavorate “per” il pubblico… non innamoratevi del pubblico… tenete la giusta distanza dal pubblico…”

Questa convinzione che noi formatori eravamo degli eletti e che il pubblico era lì per noi all’inizio mi affascinava. Del resto un timidone come me (lo ero e lo sono ancora: a cambiare è stato il modo in cui io concepisco la mia timidezza, trasformata da freno in acceleratore) che solo pochi anni prima aveva finalmente assaporato il piacere di guardare in faccia la gente, non poteva che approvare… Spiego.
Per fortuna devo scrivere. Perché sono rimasto senza parole. Veniamo al punto… e alla virgola, se no si incavola… si sente trascurata. , e ; Toh così sei contenta anche tu.

Andrea (il mio socio) mi ha segnalato un articolo comparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa; ecco il titolo: “Alunni bocciati? Tutti a casa”, una scuola di Central Falls, nel Rhode Island, manda via i 74 professori per incapacità. La cosa più straordinaria? Il plauso di Washington.
Non che la cosa sia da vivere con gioia eh? Sia chiaro. Ma l’idea che la logica del merito, almeno altrove, non sia ancora estinta, che vuoi che ti dica, mi fa star bene.
Chissà se hai letto un libro di Brian Tracy che si intitola “Abitudini da un milione di dollari”… Sì? No? Comunque, fra l’altro in questo libro puoi leggere questa esortazione dell’autore “frequentate l’università a quattro ruote”. Tra le abitudini che Brian Tracy propone per chi vuole avere successo c’è anche questa: ascoltare audiolibri, in auto o mentre cammini o quando ne hai la possibilità.

Leggo e trascrivo, sempre da questo libro: “l’apprendimento audio viene considerato da molti come la maggiore conquista dell’istruzione dopo l’invenzione della tipografia”. Hai letto? Hai “sentito”? “L’apprendimento audio viene considerato da molti come la maggiore conquista dell’istruzione dopo l’invenzione della tipografia”. Wow!
In effetti non mi sorprendo di questo, tanto è vero che ne facevo tesoro già diversi anni fa, quando ancora armeggiavo con le indimenticabili musicassette e il mitico registratore. Cosa facevo? Mano a mano che leggevo un libro, ogni volta che mi trovavo di fronte ad un concetto a mio avviso più importante degli altri, azionavo il “rec” e lo registravo; insomma mentre leggevo riprendevo i passi più significativi e li portavo su musicassetta, così da averli disponibili tutte le volte che potevo riascoltarli, per esempio in macchina o in treno o in bici.