Pubblicato il 30 maggio, 2011

Renza mi scrive che da anni studia e cerca di tirare fuori il suo talento, ma senza risultati. Tutti a dirle che ha del potenziale, che è una persona speciale, ma lei si chiede se a 53 anni sia ancora tempo di sperare.

Renza, ho una pessima notizia, se volevi sfondare nell’hockey su ghiaccio mi sa che è tardi… scherzi a parte è evidente che dipende da ciò che “sai e vuoi” fare: se non è una questione “fisica” mi sento di affermare che il talento non ha età.

Il web è pieno di storie di persone che hanno trovato la loro strada anche avanti con gli anni. Come ho scritto altrove non è mai troppo tardi per diventare la persona che vuoi essere, qui si tratta di aggiungere che non è mai troppo tardi per liberare il proprio talento.

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Pubblicato il 17 gennaio, 2011

Nel primo post del 2011 ho lanciato Intraprenditori. Oggi stai per scoprire un altro, incredibile progetto. Un progetto che è figlio di Libera il Tuo Talento, il fortunato audioform che ho lanciato nel 2009. Fra coloro che lo hanno acquistato la richiesta più pressante è stata “lele, come mi piacerebbe che ci potessimo sentire più spesso, per condividere con te tanto le difficoltà che incontro quanto i risultati che ottengo!”.

A molti di voi feci una promessa: scrivo il libro e poi ci penso. O meglio, ci pensiamo, io e Andrea, il mio socio. Detto, fatto. Il libro è uscito, a giorni verrà lanciato ufficialmente, e su www.sonoilmioeroe.it ti terremo informato in merito a tutte le presentazioni che organizzeremo in giro per l’Italia. Ora posso dedicarmi (possiamo dedicarci) a quel progetto.

Pensare abbiamo pensato. Adesso è tempo di agire.

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Pubblicato il 8 luglio, 2010

Da qualche anno ormai continuo ad affermare che il mestiere più difficile che ho fatto (e sto facendo) è quello di papà. Quando lo dico trovo sempre qualcuno che si scandalizza, e mi fa “ma come, tu con il lavoro che fai trovi difficile educare i tuoi figli?!”. Sì.

Le competenze specifiche che occorre avere per confrontarsi con l’infanzia e l’adolescenza dei figli sono diverse da quelle che ho acquisito per essere un formatore ed un coach di livello. Quando mi danno del “Talent coach” non mi scompongo, né mi lascio andare a qualche frase di circostanza per ostentare un po’ di modestia; perché so di meritare questo appellativo, so quanto sono bravo.

Non temo né biasimo chi si inalbera per questo! Semplicemente resto dell’avviso che se sono su un aereo in avaria preferisco essere nelle mani di un pilota che crede in se stesso piuttosto che con uno che se la fa sotto. Lo stesso vale se sono sotto i ferri di un chirurgo per un intervento: preferisco uno che mi dice “stia sereno, è in ottime mani, le mie!”, piuttosto che uno che mi fa “speriamo bene!”. A parità di competenza sarà sempre uno che crede in se stesso a far meglio.

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Pubblicato il 5 luglio, 2010

Ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto che molte persone non si lamentano perché hanno dei problemi, ma hanno dei problemi perché si lamentano.

Solitamente di fronte ad un problema si può reagire in tre modi: il primo consiste nell’incavolarsi, dando di matto. Il secondo consiste nel deprimersi, nello scoraggiarsi. Il terzo consiste nel lamentarsi.

Come insegno molto, molto bene durante Forza & Cuore, l’esperienza formativa che ho dedicato a tematiche quali talento, autostima, motivazione e crescita personale, per molte persone perdere ha un sapore meno amaro di quanto potremmo supporre.

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Pubblicato il 3 maggio, 2010

Primo maggio 2010, festa del lavoro. Come sempre. Primo maggio 2010, festa anticrisi. Per la prima volta. L’altro ieri è nato un nuovo modo di progettare e di fare formazione. E se è vero come si sa che ogni scarafone è bello a mamma sua (Pino Daniele docet), lo è altrettanto che sto, stiamo lavorando per creare nuovi punti di riferimento, per collocare nuove testate d’angolo.

La formazione è una cosa seria, l’ho già sottolineato in passato e lo farò certamente in altri, prossimi post. Professionalmente vivo con una magnifica ossessione: dare forma all’azione, sempre. Non solo informare: creare i presupposti affinché la formazione diventi azione.

L’efficacia è la mia stella cometa, è la mia bussola, è la mia musa ispiratrice. Tutto ciò che faccio deve esserti utile, deve contribuire a renderti migliore, e più forte; più consapevole, e più proattivo. Se hai un talento devi poterlo liberare. Se hai un mestiere devi poterlo sublimare. Come ci diciamo spesso nei corsi, non tutti vogliono primeggiare, non tutti vogliono migliorare, non tutti vogliono vincere, lecito, sacrosanto. Ma se tu, proprio tu, hai un talento da liberare o un’idea da realizzare, io ho una missione: permetterti di riuscirci. Offrirti un contributo efficace per permetterti di riuscirci.

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Pubblicato il 29 marzo, 2010

Giovedì scorso avevo troppo bisogno di parlarti di altro, di trasmetterti quanto sia splendido vedere che sempre più gente vuole provare a migliorare, a crescere, a farcela. Ma in questo weekend è successo anche altro. Domenica, dopo aver tenuto il mio intervento formativo a Tele Città (gli studios dove girano 100 vetrine ndr), mi sono messo in macchina, accompagnato dalla radio… manco a dirlo stavano finendo le partite… Su tutto il calcio minuto per minuto lo speaker dice “forse con questa vittoria la Lazio riuscirà ad evitare il mental coach minacciato dal presidente Lotito”. Quello stesso inviato ripeterà un altro paio di volte questa affermazione anche più tardi durante le interviste.

Cambio canale e vado su una delle radio che ascolto di più: Radio 24. C’è un altro giornalista, anche lui impegnato a commentare i risultati della giornata calcistica. E come esordisce? Affermando che “la Lazio esorcizza il rischio di ritrovarsi il mental coach negli spogliatoi…”.

Ora mi chiedo se si sappia che cos’è un mental coach. Io, per esempio, sono un mental coach. Mi occupo di talento, di comunicazione, di sviluppo personale; lo faccio a beneficio di persone singole, siano essi imprenditori o manager o personaggi dello sport o dello spettacolo, come lo faccio a beneficio di gruppi, che siano colleghi d’ufficio o una forza vendita o una squadra.

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Pubblicato il 25 marzo, 2010

Negli ultimi cinque giorni ho incontrato circa 300 persone, impegnate a “sopportarmi” in diverse sessioni di formazione. Niente di nuovo da segnalare, tranne una sensazione.

Sai, quando ho deciso di fare il formatore e mi sono trovato a frequentare i primi corsi di PNL e public speaking, alcuni dei messaggi più ricorrenti erano “ricordatevi sempre che non lavorate “per” il pubblico… non innamoratevi del pubblico… tenete la giusta distanza dal pubblico…”

Questa convinzione che noi formatori eravamo degli eletti e che il pubblico era lì per noi all’inizio mi affascinava. Del resto un timidone come me (lo ero e lo sono ancora: a cambiare è stato il modo in cui io concepisco la mia timidezza, trasformata da freno in acceleratore) che solo pochi anni prima aveva finalmente assaporato il piacere di guardare in faccia la gente, non poteva che approvare… Spiego.

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